Relatos Marranos. Antología* es el tercer título de la colección de feminismos D-fracciones de Pol·len Edicions.
El libro ofrece un arco iris de voces alrededor de la vivencia de la
sexualidad en distintos registros: cuento, poesía, posts, emails,
ilustraciones y collages. Textos que hablan sobre encuentros y
desencuentros sexuales, sobre la maternidad, la masturbación, la
prostitución, la ecosexualidad y las prácticas sadomasoquistas desde la
diversidad funcional, la vejez, la adolescencia, las identidades
desviadas y la transexualidad.
El objetivo de Pol·len Edicions
es difundir obras de pensamiento crítico en las que es tan importante
el contenido como la forma, por ello se ha hecho bajo criterios de
ecoedición - al final del libro podréis encontrar la mochila ecológica
que mide los impactos medioambientales de la producción de este libro-,
será diseñado para que te apetezca meterle mano y publicado bajo una
licencia Creative Commons.
Ventajas de aportar a la campaña
Si haces una aportación a la campaña podrás comprar el libro por
adelantado a un mejor precio y te llevarás una de las recompensas que
ofrecemos. Además nos ayudas a hacer una ponderación a la hora de
imprimir y así no generar stock, otro criterio más de ecoedición.
Le rotte cangianti di Ideadestroyingmuros per gli arcipelaghi resistenti
— Alessandra Pigliaru,
Femminismi. Un'intervista al gruppo di militanza poetica ideadestroyngmuros
ideadestroyingmuros, collettivo femminista,
transculturale e di militanza poetica, mette al centro della
propria riflessione l’elaborazione dei processi geo-politici
attraverso il proprio vissuto. Nella scrittura utilizzano sempre
il carattere minuscolo come «segno di un divenire minoritario
possibile che inizia dall’estetica della frase». dal 2005 invenzione
e dislocazione compongono così la cifra politica scelta dal gruppo
che vive in diversi paesi europei e che crea progetti attraverso
fitte corrispondenze e momenti di vita condivisa. L’ultimo è stato
in occasione della mostra archipelaghi in lotta — le isole postesotiche, accolta
nel maggio scorso all’università di Paris8, che tuttavia risponde
a una narrazione più ampia cominciata nel 2013 e che Rachele Borghi
si sta impegnando a ospitare in autunno nel luogo in cui insegna: la
Sorbona.
voi scrivete che «exotique (…) descrive
un’economia e ci proietta immediatamente nelle relazioni
neocapitaliste tra le multinazionali e i popoli». Come mettete
in scena le vostre isole post-esotiche e che cosa significano
per voi?
sin dall’inizio ci era chiaro che l’esotico fosse una dimensione
dell’immaginario e un genere di rappresentazione delle relazioni
neocoloniali. ci interessava perché mostrava l’intreccio tra le
politiche internazionali, le economie, le migrazioni, e le
percezioni di sé e delle alterità.
pensare il postesotico dell’arcipelago mira a rendere visibili
i conflitti, le resistenze e lo sfruttamento che intercorrono tra
capitali e isole, decostruendo l’immagine selvaggia incontaminata
e sensuale a cui ogni isola è ridotta. l’esotico mantiene i mondi
lontani e li connette gerarchicamente, permettendo all’occidente
di cercare un luogo altro dove imporsi, una cultura altra
per assolversi, una spiaggia per dimenticare la propria storia
e il proprio quotidiano. la deresponsabilizzazione
è consentita perché i mondi sono considerati separabili. il
turismo è un esempio lampante di questa politica. cucire
l’arcipelago è stato un modo per rappresentare immaginari ed
economie postesotiche. le isole hanno forme corporee e vegetali,
lingue meticce, cerniere aperte per un’omertà rotta, bocche
vulcaniche. hanno gambe per partire, mani per dire al mondo
capitalista che si fotta e autoimploda. le isole sono dei luoghi di
resistenza e, quindi, di nascita. postesotico è creare delle
alternative ai circuiti economici capitalisti.
creare le isole ha significato inventare forme sostenibili di
incontro, di scambio, di sopravvivenza.
per fare qualche esempio,
tutto il materiale usato è stato recuperato attraverso canali di
circolazione gratuita di vestiti, abbiamo potuto contare
sull’ospitalità e la generosità di amiche e amici, sull’accoglienza
presso lo spazio artistico autogestito «shakirail». per noi il
soggetto povero è un’isola che s’intreccia ad altri soggetti-isole
nella stessa condizione per formare un arcipelago-moltitudine, per
ribellarsi al meccanismo di assorbimento neocapitalista
basato sulla rivincita: i poveri, i soggetti oppressi ed esotici, con
l’obiettivo di riprendersi tutto ciò che è stato loro tolto,
sviluppano delle rabbie e delle tensioni di autoaffermazione che spesso
il capitalismo sfrutta e che finiscono, dunque, per confermare
gli assetti di potere. le isole hanno il compito di rompere queste
dinamiche, di assumersi la responsabilità della produzione delle
rappresentazioni prima che siano assorbite, di rigenerare
continuamente le strategie.
la frase chi perde trova — che è l’incrocio tra i proverbi chi cerca trova et qui perd gagne
(qui perde vince) — riflette questa spinta di cambiamento di
paradigma: che tutte le persone la cui storia è segnata da una
perdita trovino; che perdere, per chiunque, in ogni caso, è una
possibilità: non di vincere ma di trovare. l’ arcipelago sospeso
e realizzato a Paris8 è immaginario ma ha preso esistenza
a partire dalle nostre storie di perdita: da Lošinj, un’isola
dell’arcipelago del Quarnero, e dalla Sicilia e i suoi arcipelaghi. due isole su cui ha vinto, in modi diversi, il capitale e in cui oggi
ci ricollochiamo per creare una prospettiva critica
e geopolitica contro occidentale.
Come hanno reagito negli spazi universitari al vostro ordito materiale, affettivo e disobbediente?
le isole hanno fatto irruzione nell’università occupandola come
una tempesta. quando abbiamo proposto l’esposizione la
responsabile della sicurezza era in allerta. ci ha posto una serie di
vincoli, paventandoci la possibilità di azioni vandaliche
(scioglimento dei nodi, incendio) che le isole avrebbero potuto
subire e persino il rischio che sospenderle nella corte interna del
terzo piano avrebbe rappresentato una incitazione al suicidio.
ogni tempesta diventa un evento da cui può nascere una
trasformazione solo se si è disposti a viverla. vivere la tempesta
è stata una pratica interna ed esterna al lavoro del collettivo. quando abbiamo scritto «se gli arcipelaghi sono la geografia di
come siamo, oggi è il giorno della tempesta» eravamo all’interno
dell’atelier di cucito. la tempesta che ci ha travolte è stata una
discussione in cui abbiamo cercato di chiarire i modi in cui la
rappresentazione delle isole potesse corrispondere alle nostre
vite.
Che senso ha la tempesta?
la tempesta ha attraversato gli spazi dello squat perché
l’università è un luogo che non la prevede, dal momento che non
prevede la vita. l’università ha la funzione di assorbirla
attraverso la ricerca, mentre la tempesta, dato che il mondo non
è un’aula bianca, cambia il paesaggio e trasforma le nostre vite in
ciò che vorremmo siano. l’università non reagisce, assimila
e sfrutta, le isole si calmano, ascoltano, accumulano la
determinazione e la spargono altrove. investendo l’università francese e parigi abbiamo cercato di fare in modo che questo altrove coincidesse con uno dei centri che le rende subalterne, dipendenti e riconoscenti al/la capitale.
Punto centrale sia in questo progetto che nel
vostro lavoro, è la sessualità. In che modo le isole ricordano la
sessualità?
la nostra prospettiva riguardo la sessualità si situa in
relazione al contesto europeo bianco occidentale. in questo
contesto le donne e gli uomini si possono considerare soggetti
che godono di privilegi bianchi maschili mentre chi proviene da est
e sud dell’unione europea è sottoposto a varie forme di
femminilizzazione. creare il nostro essere donne, quindi, implica
entrare in relazione con questi processi di femminilizzazione,
capire come ci attraversano.
creare nella prospettiva del postesotico ha implicato ripensare le corrispondenze tra l’esotico e l’erotico. don’t wanna be your erotic, dont’t wanna be your exotic scrisse
S. Hammad, una poetessa di Brooklyn figlia di rifugiati
palestinesi, contro le rappresentazioni orientaliste
e sessualizzanti prodotte negli iuessei sulle persone e sui luoghi che rappresenta.
essere consapevoli della dinamica coloniale che riconosce la
forza sessuale per sottometterla e per trarne profitto, emotivo
o economico, è un passaggio necessario per l’indipendenza delle
isole. eppure rischia di essere depotenziante se l’esito di questo
processo di liberazione è la desessualizzazione. la visione
postesotica si propone di riconoscere la forza sessuale delle
isole, di rappresentarla in modo non innocuo e potente.
se all’esotico corrisponde l’erotico, al postesotico corrisponde
l’amore. nelle nostre giornate ha significato entrare in crisi
rispetto alle esperienze e percezioni dei nostri corpi in relazione
ai corpi «neri» e ai corpi «bianchi», vivere delle pratiche di
incontro, dei rapporti d’amore complessi in cui abbiamo fatto
irrompere il riscatto, la perdita, il conflitto geopolitico.
le trecce che connettono le isole tra loro e alla balconata hanno la
forza di rappresentare le tensioni tra i territori corporei
e politici: si annodano, si sfregano, si sostengono, uniscono,
rischiano di sciogliersi, però resistono.
le tensioni fanno delle isole un arcipelago in lotta.
aquí va nuestro querido kabaret. en estos últimos dos años nos hemos ido con el por muchas ciudades de españa.
ahora las battonz se despiden (se toman una pausa) del kabaret para dar
espacio a nuevos proyectos de vida, de lucha y de arte. os agradecemos el habernos acompañado en esta aventura.
Las battonz queremos especificar que tras estos dos últimos años
detrás de toda la gestión de cada evento hemos decidido que no queremos
encargarnos más de esta búsqueda. Seguiremos siempre abiertas a valorar
nuevas propuestas donde se propongan situaciones concretas y donde la
cuestión económica esté asegurada.
Por esta razón y por la necesidad
de abrir espacio a la gestación de nuevos proyectos decidimos
despedirnos de esta etapa por todo lo alto y con todxs vosotrxs..
celebraremos la despedida en valencia este sábado 5 de julio a las 20h en el solar corona, calle corona 16, en el carmen. quien nunca lo vió animaros!!!!
gracias a todas aliadas y aliados que nos han suportado, big up aleksander green por las fotos, para este cartel también! sara galan luz y sonido de este kabaret
amule bayi, never giv ap !!!
os esperamos a todxs
...y para no olvidarnos...
"...al ser la vida en esta sociedad, en el mejor de los casos, un auténtico aburrimiento, y al no ser ningún aspecto de ella relevante en absoluto para las mujeres,
a aquellas con mentalidad cívica, responsables y entusiastas sólo les
queda derrocar el gobierno, eliminar el sistema monetario europeo,
establecer la autogestión total y destruir el sistema patriarcal." desde una "versión personalizada" del manifiesto S.C.U.M. de valerie solanas
anita battonz tiburón se pira de valencia para ir a vivir en el norte de barcelona. os quedan pocas ocasiones para volver a ver el kabaret... puede ser que salga otro bolo en valencia pero por ahora solo podeis escucharlo este miércoles 25 de junio a las 20:30 en Enredadas-RadioMalva 104.9 FM on line www.radiomalva.org el blog de Enredadas http://enredadasvalencia.blogspot.com.es/