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martes, 16 de marzo de 2010

KAFETA TRANSFEMINISTA-Valencia-

kafeta transfeminista
el dia domingo 21 de marzo a partir de las 17:30, en la karpinteria (carrer pep benlliure 212) Valencia

PRESENTACI
Ò :TRANSBLOCK Pirates del gènere (BNC)
xerrada: LA LLIUTA TRANSFEMINISTA


LA LUCHA TRANS-FEMINISTA: Estrategias de visibilidad y argumentos para la despatologización de la transexualidad

"Esta charla explica nuestra lucha, nuestros argumentos y nuestra estrategia. Se divide en dos partes, una en la que situamos el marco teórico desde el que trabajamos (perspectiva transfeminista) y otra parte en la que se explican las acciones que actualmente llevamos a cabo."

Nuestro activismo está centrado principalmete en la despatalogiación de la transexualidad, reivindicación importante del movimiento trans a nivel internacional que se estructura alrrededor de la campaña Stop Trans Pathologization-2012."

MANIFIESTO Trans- Block, piratas del Género:

La búsqueda del tesoro

Somos militantes activas del movimiento trans que ha emergido en estos años en nuestra ciudad, Barcelona. Venimos de las terapias de grupo, de las cicatrices, de las cajas de hormonas, de horas sin dormir con la mirada clavada en el espejo. Venimos de espacios feministas, tranzmarikabollos, okupados, anticapitalistas, antipsiquiátricos, artísticos y performativos, pero sin duda alguna, somos herederas del colectivo Guerrilla Travolaka.

En los últimos meses hemos vivido un periodo de transición. Tras las fuertes críticas al modelo patologizador de la transexualidad se ha generado el debate sobre cómo construir una alternativa a ese paradigma y de qué manera abordar en el futuro la cuestión trans desde distintos ámbitos. A eso nos hemos dedicado estos meses.

No estabamos dormidas, estábamos pensando, reflexionando, estudiando la estrategia, fortaleciendo alianzas con otros colectivos, afilando los cuchillos. Y aquí estamos de nuevo, la resistencia trans. Listas para izar de nuevo las velas y volver a la carga. Seguimos con el sabotaje trans al binomio hombre-mujer, al sistema hetero-normativo.

Nuestro proyecto político es construir redes sólidas, espacios de seguridad, de reflexión en los que poder dudar, preguntar,en los que poder caer y volverse a levantar. Transformar el paradigma desde el que hablamos de lo trans, arrancarles la palabra a los médicos, a los curas, a los jueces, a los poderosos, y escuchar a las que están en la trinchera, luchando con y contra sus propios cuerpos, con sus sexualidades,consus vidas.

Visibilizar otras identidades, las no normativas, identidades en fuga. Evidenciar la violencia que viven nuestros cuerpos, deconstruir la naturalización de lo femenino y lo masculino. Cuestionar el dogmatismo imperante sobre la verdadera transexualidad y la transfobia hacía todo lo que no sea un proceso de reasignación sexual normativo. Mostrar los efectos colaterales de la patologización: las cirugías de riesgo, las auto-hormonaciones, feminidades y masculinidades automatizadas, estereotipicas, de manual, de farmacia. Denunciar la exclusión social de nuestras compañeras en las calles de esta ciudad, la violencia estructural que recae sobre ellas y lo que representan socialmente. Poner palabras a la violencia contra las personas intersex y generar espacios desde donde escuchar sus recorridos. Ahora que hemos situado en la agenda política de los movimientos sociales el debate sobre la patologización de la transexualidad, queremos ir más allá de la crítica, Hacer propuestas radicales y sostenibles sobre cómo atender las demandas de las personas trans en nuestros sistemas sanitarios, para poco a poco ir desmontando el sistema de género dominante.

No nos da miedo el debate porque tenemos argumentos pero sobretodo vivencias. No nos da miedo llegar a la arena con los leones, sentarnos a escuchar a nuestros propios fantasmas. Salir del elitismo del movimiento social trans, y aprender a escuchar lo que dicen las comunidades de base. Inventar identidades trans bellas, para que nadie sienta de nuevo vergüenza de encarnarlas. No aceptamos un diagnóstico como respuesta a nuestra pregunta. El dolor que sentimos no está en nosotras, sino que se materializa en nosotras.

Acción política, militancia de calle, crítica y alternativa.

Espacios de diálogo, de seguridad,

Resistencia Trans, Furia contra la Disforia,

Piratas del género en plena búsqueda

Nuestros cuerpos, islas del tesoro

La belleza trans que no está en los manuales,

Ni en los anuncios, ni en los cuentos de hadas,

Cicatrices que hablan de nuestros viajes,

Diagnósticos en un cajón y reconciliación con el espejo

La duda, la idea, la calle y la lucha.

TRANS-BLOCK

Piratas del Género

En CSO Can Vies, 3 de marzo del 2010

domingo, 29 de noviembre de 2009

Croci e delizie della famiglia de-genere

Scritto da Federico Spaccapietra
L’ultimo numero di “Panorama” pubblica in copertina un abbagliante, gigantesco, maiuscolo rosso “PERCHE’?” sovrapposto a un ritratto dell’ex governatore del Lazio Marrazzo. Il sottotitolo è: “UOMINI E TRANS. Una grande inchiesta per capire, riflettere e interrogarsi”. Tutto un programma insomma, ma la vera chicca di questo “viaggio nel terrore anale” è condensata in un breve, ma intenso, fondo firmato da Annalena Benini. Non sono riuscito a trovarlo nella versione on line del magazine e ve ne riporto ampi stralci

1. “Vladimir Luxuria, invitata per competenza nel salotto di Bruno Vespa a discutere del povero Marrazzo […] sorrideva consapevole che la svolta trans è arrivata, lucida come le loro labbra, colorata come quelle scarpe con le zeppe, affollata come un film di Pedro Almodovar. Per rendere la vita a noi ragazze ancora più complicata: essere belle, brave, in carriera, fare figli, non farlo pesare, stare attente alle altre e adesso anche agli altri. Agli omoni con la lametta da barba accanto al mascara che fanno impazzire gli uomini.”

2. “[…] in ogni supermercato la domanda delle signore è sempre quella: ma perché? Perché noi sempre all’ultimo posto? Cioè prima venivamo dopo il lavoro, dopo la partita, dopo gli amici, dopo la birra e dopo una sbirciata alle gambe di un’altra, adesso ci tocca aspettare anche il turno trans? Dobbiamo competere con le tette di plastica e il vocione?”

3. […] Altro che dignità delle donne offesa da qualche calendario per camionisti, da qualche battutina, da qualche avventuriera. Serve un appello, una rivolta, bisogna andare alla riscossa: scendiamo in piazza, con i mattarelli a riprenderci gli uomini. Cari trans, con tutto il rispetto: non penserete che, con la fatica fatta fino qua, adesso arrivate voi, vi vestite come noi, vi mettete pure a cucinare e a essere comprensivi (gli psicologi parlano di focolare alternativo) e noi stiamo lì fuori a farci declassare? I matterelli sono per gli stupidi mariti, certo, ma se volete farvi sotto ce n’è abbastanza anche per voi per cambiarvi un’altra volta i connotati.”

Se vivessimo in un’altra epoca, in un altro luogo e in un altro pianeta sinceramente applaudirei alla fantasia inventiva, e un po’ “pulp”, della signora Benini che dell’universo transgender ha una visione davvero naif, ai confini con la commedia sporcacciona italiana. Nella stessa mattina,però, leggo su “repubblica” la notizia relativa all’apertura delle iscrizioni per la sezione italiana del Klu Klux Klan. L’articolo integrale di repubblica lo trovate qui , di seguito riporto alcuni estratti del manifesto segnalato da Repubblica:

1. “Se siete uomini o donne patrioti bianchi e ritenete di volervi impegnare per la vostra stirpe e per le generazioni future, se ne avete abbastanza di vedere la nostra discendenza, i nostri diritti e il nostro futuro calpestati e gettati via, se volete mettere fine a questo scempio, saremo felici di avervi con noi e di ascoltarvi. Aderisci alla lotta e salva i tuoi diritti quale cittadino bianco e cristiano. Riprendiamoci quello che ci è stato tolto e diamo ai nostri figli il futuro che meritano”

2. “La lotta per la nostra stirpe è esigente e la vittoria può essere raggiunta soltanto con dedizione e lealtà. Il nostro obiettivo è semplice ma forte, conservare il cristiano bianco, i suoi ideali e le sue tradizioni. Siamo qui per guidare i nostri fratelli e le nostre sorelle bianche e ristabilire l'ordine in questa società collassata”

3. “L'omosessualità è irresponsabilità senza vergogna. E' inutile negare che da quando è uscita dall'armadio è iniziata la crisi di salute della società. Gli omosessuali aggiungono una difficoltà tremenda al costo della sanità. Rifiutano di essere ragione di questa difficoltà, preferendo protestare per i benefici di governo invece di cambiare il loro comportamento, cioè pagando per i loro peccati”

A mio avviso, il passaggio dal matterello invocato dalla Benini alla spranga tanto cara ai fascisti con e senza cappuccio non è così distante e per entrambi la questione è la stessa: riportare sulla “retta via” i deviati - siano essi mariti fedifraghi (specialmente con trans), pederasti impenitenti o tutti coloro che non siano bianchi cristiani e manifestamente eterosessuali.

Ma non è solo questa analogia di invocazione all’ordine e alla disciplina che lega le due notizie riportate precedentemente; in questo il “caso Marrazzo” credo sia esemplificativo: tutto il clamore non è suscitato dal fatto che un privato cittadino venga ricattato a causa delle sue personali e intime pulsioni erotiche bensì per il fatto che si tratti del Governatore di una Regione – un uomo che sembra debba incarnare l’integrità (morale?) del suo popolo elettore – un uomo da cui non si può accettare che “vada a trans”; piuttosto che si faccia portare le mignotte consegnate a domicilio!

Tutto questo ci dice che oggi l’identità sessuale è ritenuta un valore “naturale” dal consistente peso politico, ovvero è una discriminante; e paradossalmente è stato lo stesso Marrazzo, con il beneplacito del suo stesso irrisolto partito, ad avallare questa scala di valori. Allo stesso tempo, gli altri - rappresentati di volta in volta dal giornalista di turno e da qualche perla della galassia xenofoba - continuano a fare il loro classico lavoro: erodere gli spazi di libertà, tracciare un unico solco rettilineo che divida i “buoni” dai “cattivi”, i “giusti” dai “deviati”.

Appare evidente, dunque, quanto la questione “pink” - per dirla con Alex Foti - sia oggi uno dei fulcri intorno a cui imbastire la rete di contrasto e resistenza al dilagare di questa cieca e violenta ignoranza travestita da “Sistema di Valori” ,lo stessa che autorizza il Sovrintendente del teatro Bellini di Catania ad issare un gigantesco crocifisso a difesa delle presunte radici cristiane dell’Europa.

Non sono questioni da poco conto, e soprattutto non sono questioni che “riguardano solo i diretti e le dirette interessati/e” eppure si percepisce ancora una certa diffusa difficoltà (e sto usando un eufemismo) a prendere una netta posizione di rispetto della individuale autodeterminazione della sfera sessuale che altro non è che la punta sostanziale dell’autodeterminazione esistenziale.

Non è questione da poco, non è “il privato nella camera da letto”, è la consacrazione del primato della Paura che si riversa nel quotidiano, e che travolge tutti i “diversi”: per razza, religione, idee e desideri. E’ la forza della Paura che vuole incunearsi oltre la sfera del visibile, dell’evidente. E’ un desiderio perverso di Olocausto culturale.