jueves, 3 de julio de 2014

BORRADOR BATTONZ KABARET despedida

aquí va nuestro querido kabaret.
en estos últimos dos años nos hemos ido con el por muchas ciudades de españa.
ahora las battonz se despiden (se toman una pausa) del kabaret para dar espacio a nuevos proyectos de vida, de lucha y de arte. os agradecemos el habernos acompañado en esta aventura. 
Las battonz queremos especificar que tras estos dos últimos años detrás de toda la gestión de cada evento hemos decidido que no queremos encargarnos más de esta búsqueda. Seguiremos siempre abiertas a valorar nuevas propuestas donde se propongan situaciones concretas y donde la cuestión económica esté asegurada.
Por esta razón y por la necesidad de abrir espacio a la gestación de nuevos proyectos decidimos despedirnos de esta etapa por todo lo alto y con todxs vosotrxs..
celebraremos la despedida en valencia este 
sábado 5 de julio a las 20h 
en el solar corona, calle corona 16, en el carmen. 
quien nunca lo vió animaros!!!!
gracias a todas aliadas y aliados que nos han suportado, big up aleksander green por las fotos, para este cartel también! sara galan luz y sonido de este kabaret

amule bayi, never giv ap !!!
os esperamos a todxs

...y para no olvidarnos...

"...al ser la vida en esta sociedad, en el mejor de los casos, un auténtico aburrimiento,
y al no ser ningún aspecto de ella relevante en absoluto para las mujeres,
a aquellas con mentalidad cívica, responsables y entusiastas sólo les queda derrocar el gobierno, eliminar el sistema monetario europeo, establecer la autogestión total y destruir el sistema patriarcal."
desde una "versión personalizada" del manifiesto S.C.U.M. de valerie solanas

lunes, 23 de junio de 2014

BORRADOR BATTONZ kabaret radiofónico

anita battonz tiburón se pira de valencia para ir a vivir en el norte de barcelona.
os quedan pocas ocasiones para volver a ver el kabaret...
puede ser que salga otro bolo en valencia pero por ahora solo podeis escucharlo
este miércoles 25 de junio a las 20:30 en Enredadas-RadioMalva 104.9 FM
on line www.radiomalva.org
el blog de Enredadas http://enredadasvalencia.blogspot.com.es/

battonz sound!!!
bless!!

miércoles, 28 de mayo de 2014

intervista di scene contemporanee al collettivo idm sulla expo: arcipelaghi in lotta



 bâtiment B2-Paris8
Intervista di scenecontemporanee.it
L’esposizione Arcipelaghi postesotici, visitabile all’Università di Paris8 fino al 28 maggio, è il frutto del lavoro di un collettivo transnazionale, ideadestroyingmuros, che riflette su luoghi, contemporaneità, politica e decolonizzazione.

Che cosa rappresenta l'arcipelago?
E’ la forma geografica delle nostre relazioni, il passaggio dall’abbandono e dalla solitudine di essere isola all’appartenenza e alla ricollocazione nel diventare arcipelago.
E’ una rappresentazione delle alternative di vita anticapitaliste in occidente nelle quali siamo impegnate. Ogni isola è connessa all’edificio attraverso delle trecce che percorrono il vuoto della sospensione. Un femminile teso che costituisce delle corde d’attracco, che fa divenire l’edificio un porto e l’arcipelago un miraggio nella banlieue parisienne, nel 93, a saint denis, per tutte-i quelle-i che, come noi, hanno la sensazione di vivere nel-la capitale un deserto emozionale e politico.

Cosa intendete per postesotico?
Nella Storia e negli immaginari dominanti le isole sono sconosciute, scoperte, deserte, selvagge e infernali, incontaminate, paradisiache. Esotiche, rappresentano degli ideali di puro erotismo. A partire dalle nostre biografie possiamo affermare che i processi culturali, politici e storici che attraversano le isole, segnati da forme di dominazione nazionale, economica e turistica, le trasformano in luoghi complessi da vivere.L’isola, luogo vergine o irrimediabilmente violato, non esiste più, e di certo non è mai esistita nei termini in cui l’hanno sognata e la sognano i turisti, gli imprenditori, gli antropologi, scrittori e artisti. Una visione postesotica punta a rendere visibile il conflitto con questo immaginario.
La superficie delle isole è composta da forme corporee, geocorpi, corpi vegetali che traducono una visione postesotica delle isole, l'idea di un arcipelago in lotta: le isole hanno lingue che si mescolano e affermano, cerniere aperte per un’omertà che non regge più, bocche vulcaniche. Hanno gambe per partire, mani per dire al mondo capitalista che si fotta e autoimploda senza di loro. Le isole sono dei luoghi di resistenza e, quindi, di nascita.
 Quali sono le pratiche che operano in questo progetto?
Le isole destabilizzano il formato del sistema dell’arte contemporanea per vari motivi: la realizzazione in un centro autogestito, l’uso esclusivo di materiale riciclato e di seconda mano, la destrutturazione del circuito obbligatorio fondato sull’esposizione in un luogo preposto all’arte e sul vernissage, un processo di creazione condiviso da tutto il collettivo. Le mani che sono passate sul mare e nel sangue sono moltissime. Le isole hanno preso corpo grazie alla presenza, agli occhi, alle parole, al supporto materiale delle persone vicine, che le hanno raggiunte, incontrate, messe in discussione, amate.
Cucire le isole è stato un processo di auto/osservazione reciproca e collettiva, in cui il fare è stato in stretta relazione con i comportamenti corporei, i vissuti emozionali e il contesto urbano, politico nel quale ci siamo trovate.  Abbiamo tenuto un journal de bord, una pratica autoetnografica, composto da brevi testi e fotografie per rendere pubblico quello che stava capitando.

Che connessione create tra il luogo di creazione e realizzazione con la sede dell’esposizione all'università di Paris8?
Il luogo di creazione delle isole è stato lo Shakirail, un centro autogestito dal collettivo Curry Vavart nel XVIII arrondissement che comprende due enormi stabili più uno spazio sterrato per le galline e per stare al sole. E’ uno spazio di lavoro composto da ateliers, spazi per le prove di danza, musica e teatro. Le pratiche di creazione condivisa, vita comune, solidarietà e prossimità ne fanno uno spazio di resistenza. Ci hanno offerto la possibilità di usare l’atelier couture con tutti gli strumenti e le stoffe, di dormire in uno sleeping.
Cucire le isole in questo contesto ha avuto il senso di “risolvere” la precarietà delle nostre vite e le condizioni materiali del processo artistico contribuendo ad uno luogo di sperimentazione.
L’Università di Paris8 all'inizio ci aveva proposto di esporre le isole nella hall des expositions, una vetrina istituzionale consacrata all'arte. Abbiamo insistito perché le isole occupassero lo spazio del bâtiment B2, perché stessero proprio lì dove siamo passate noi, un miliardo di volte, per seguire i corsi, per chiedere informazioni sulla nostra iscrizione. E' uno spazio decadente e grigio, sicuro e sporco, come la france. Le isole devono entrare in dialogo con il contesto materiale, proponendo degli altrove, immaginari e reali.

Che significa "qui perd trouve"?
che il mondo occidentale perda.
che tutte le persone la cui storia è segnata da una perdita, invece, trovino.
che perdere per chiunque, in ogni caso, è una possibilità. Non di vincere ma di trovare.

miércoles, 21 de mayo de 2014

20 maggio -arcipelaghi postesotici

aller retour

il metro saint-denis, ligne 13, è diventato una frontiera. intermittente, a volte visibile, a volte invisibile. arbitraria.
mi era già capitato di vedere la fermata in stato di semiassedio da parte di operatori della RATP o di poliziotti, pronti a intrappolare chi sale dalle scale o chi ha appena passato la tournelle del biglietto.
a volte mi sono sembrati addirittura nascosti dietro le colonne.
oggi sono saliti sul treno.
è stata una scena feroce.
Basilique de Saint-Denis: si aprono le porte, sale un funzionario della RATP, nero. Non fa niente, si guarda intorno, da fermo. Ho il tempo di pensare che sia un controllore, non lo sia, che sia solo qualcuno che, finito il suo turno, rientra da qualche parte. Intorno personne bouge. Poi, invece, dice a tutti di prendere le titre de transport. Apro il portafogli, prendo i dieci biglietti del carnet, glieli mostro tutti: non so quale sia quello di oggi. Non mi fa problemi, procede. Immagino che debba fare questo lavoro, ma evidentemente non vuole prendersela con nessuno. Accanto a me un tipo addormentato, ubriaco o nonso, ripiegato su di sé, pare maghrebino. Una signora bianca, forse maghrebina, sulla mezza età gli si avvicina. Lo guarda cercando di capire se sta bene. Penso sia qualcuno che lo vuole aiutare, forse una del quartiere, una conoscente. Dopo qualche istante, lo scuote e gli dice: on dort pas ici. E mostra il suo distintivo al ragazzo con gli occhi ancora chiusi. Era una poliziotta. Non potevo crederci. Vestita come mia madre.
Inizia ad accanirsi contro il tipo mentre il suo collega inizia ad accanirsi contro chi non ha il biglietto. E’ un’ escalation di violenza.Scoppia una rissa dall’altra parte del vagone. Tutta l’attenzione si sposta da quella parte, compresi operatori e poliziotta. La bagarre è tra un ragazzo nero e uno arabe. E’ tremendo vedere i rappresentanti dell’ordine e i ragazzi che si bagarrent appartenere a delle minoranze, a diaspore diverse.
Il ragazzo accanto a me intanto si è svegliato, alzato, è riuscito a scappare.
bisogna prendere coscienza e dire che le isole, ancorate per ora al bâtiment B2, sono appena al di là o appena al di qua di una frontiera.  
al di là e al di qua della frontiera:  la settimana scorsa per m. c’è stato il carcere, per altri un poste de police, per altri un centro di identificazione ed espulsione, per j. tantissime lacrime e rabbia, per a. è iniziato l'incubo, per me oggi questa visione e presa di coscienza, e quasi per tutti al di qua e al di là di questa frontiera c'è l’istituzione universitaria, la lingua francese, i libri, le discipline.

                                                     bibliothèque université Paris8
                                                                entrée université Paris8

5 maggio Valencia

il giorno dell'installazione dell'arcipelago alcune di noi erano a parigi al metro saint-denis université. altre erano a valencia a casa di kiarucci.
a calle cuba tutte in cerchio, dovevamo fare degli esercizi di voce. inizia merucci, poi jimena, giulia, e quando tocca a me sento ale e aziz che mi chiamano preoccupati. 
hanno preso m...la polizia, non so dove l'hanno portato. è stato un'incubo, non sapevo cosa fare. 
senza tutto l'appoggio e l'amore non so come avrei, avremmo fatto, a cercarlo in un posto dove solitamente portano i tipi senza documenti, dove c'e' anche il cie, dove m. ha giá passato piú di 20 giorni l'ultima volta che é stato preso. 
siamo andati tutti, in 10, peró sembravamo un'esercito di 10.000
all' entrata c'è una sbarra con due sbirri, chiediamo, ma l'informazione non si puó dare: é sparito nel nulla, non esiste piú. 
la notte l'ho passata con gli occhi aperti, non riuscivo né a dormire, né a piangere. pensavo che ci saremmo rivisti forse in senegal.il cellulare spento, baye si mobilita per cercare il numero del suo avvocato, l'unico che puó avere contatti con la "persona invisibile".inizio a fare telefonate al suo avvocato, ogni volta mi lascia piena di ansie e dubbi e non mi dá informazioni concrete.
l'ultima telefonata mi dice che é fuori. siamo troppo felici di vedere che sta bene, pare un miracolo che in sole 24 ore sia fuori
mi sembrava di aver perso un anno di vita.
andiamo tutte a cercarlo alla fermata dell'autobus e sorride.

c'e' polizia in ogni angolo del quartiere, e a volte penso che forse c'era anche prima ma non ci avevo fatto troppo caso, visto che posso camminare senza pensare di avere paura che mi fermino.
da questo evento in poi, m. ha iniziato a usare vestiti baye fall coloratissimi. mi ha sorpreso visto che prima sembrava avesse uno style piú occidentale, una maniera per passare piú inosservato.
forse quando non hai piú niente da perdere é quello il momento in cui esci in strada a rappresentare e a esprimerti.



15 maggio, paris saint-denis université

on rentre dans le métro
contrôle policier
une femme policière d'origine africaine vient envers moi
contrôle total, j'avais rien sur moi, juste ma carte universitaire 
quand même elle est restée là, une vingtaine de minutes, pour me checker partout. tous les flics étaient des blancs. ils rigolaient de nous. quand même. en plus. 
et puis ils ont pris les papiers à m., il est citoyen français, mais black, des îles.
ils l'ont pris.
il faut qu'on trouve: c'est tout.

je suis trop énervée.pour avoir trop dit: qui perd trouve, 
et après voir qu'il y a des gens des îles qui doivent : tout perdre, tout le temps.
ça me fait mal 
sur mon visage, maintenant, il y a des larmes et du sel partout
je pleure et mon visage est comme une plage, face à la mer
j'ai que du sel partout
peut être que par rapport à la géographie des îles, il fallait penser aux larmes
tu vois, pourquoi la géographie des îles nous appartient-elle?
c'est de ça qui parlent nos archipels
les générations changent
et j'y retrouve toujours la même histoire.

la diaspora, toujours la même
l'économie, toujours la même
les papiers, toujours la même histoire de mes grands parents
il faut que ça arrête
je n'ai pas d'autres envies

il faut que ça arrête
je n'ai pas d'autres envies
il faut qu'on transforme tout
dans beaucoup de capitales européennes, comme à paris, qui sont les sièges du système capitaliste, il n'y a pas de sel.
donc, si les larmes nous renvoient au sel de la mer, pourquoi leurs géographies, leurs perceptions des choses, douces, devrait-elles nous appartenir ?

war ina babylon

                                                                                               paris, université paris8












miércoles, 14 de mayo de 2014

9 maggio - arcipelaghi postesotici

wati b, continue toujours, continua sempre, never give up

la mattina dell'installazione telefona morgan e ci svegliamo.
andiamo all'atelier, c'è la luce come in una serra e c'era la gatta, la gatta di mery, che dormiva sull'isola tutta piegata sul divanetto. queste isole sono rifugio. ormeggio. in questi giorni, dato che qui piove a dirotto, sembrano anche un miraggio.
l'installazione des iles è stata magica e pazza. significa che quando immagini qualunque cosa, la puoi realizzare. un sacco di persone sono arrivate ad aiutarci. poi i tessuti non bastavano, la macchina era da spostare, livia è andata a prendere 3 lenzuola matrimoniali da tagliare per fare le trecce che mancavano.
ce l'abbiamo fatta.
per ultima abbiamo installato l'isola con le dita che mandano a fanculo il mondo occidentale.
all'inizio ci avevano proposto di esporre le isole nella hall des expositions all'entrata dell'università, una vetrina istituzionale consacrata all'arte. quando ci siamo iscritte al centro studi di genere, cinque anni fa, in quello stesso spazio ci si fermava per la raccolta firme per sostenere gli studenti sans papier o per i logements sociaux.
abbiamo insistito perchè le isole occupassero lo spazio vuoto del batiment B2, perchè stessero proprio li' dove siamo passate noi, un miliardo di volte, per seguire i corsi, per chiedere informazioni sulla nostra iscrizione. e' uno spazio decadente e grigio, sicuro e sporco, come la france.
volevamo che le isole entrassero in dialogo con il contesto, proponendo degli altrove, immaginari e reali.
le isole vogliono dare coraggio a chi, rispetto alla francia colonizzatrice, viene da fuori - è "esotico" nel senso proprio della parola - e ha una storia che è stata sfruttata, cancellata, sottomessa dalla storia eurocentrica e capitale dell'occidente europeo.
il vernissage delle isole è tutte le volte che qualcuna/o le guarda e pensa, come noi, che chi perde trova.
la sera sono andata allo shakirail. ero ancora troppo stanca dall'installazione. inizia a diluviare, escono di nuovo due arcobaleni, e inizio a sistemare e a pulire, aghi a non finire, tessuti come se piovesse. nel cumulo di vestiti rimasti per terra in atelier ci ho trovato pure 2 preservativi. forse qualcuno veniva a scopare sulle isole. che idea.
alla fine ho avuto una sensazione magica, qualcosa tra il vuoto, la disperazione e la gioia. pulire, lasciare spazio a nuovi progetti, fare largo, reinventarsi le ore, i corpi, le telefonate.


lunes, 12 de mayo de 2014

Transfeminismos en Valencia 15 mayo 16:30h

Presentación de Transfeminismos en Valencia
Jueves 15 de mayo 16.30h
Aula B.0.2 Facultad de Bellas Artes
Universidad de Valencia