viernes, 7 de noviembre de 2008

il diritto di potere e il potere del diritto.

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Sempre, mi son chiesta cosa si provi a vivere, in un dato paese, un momento di reale trasformazione.

Un cambiamento forte e radicale teso, nel caso di questa mia riflessione, al miglioramento.

Fantasticando, mi accorgo, che neanche nella mia immaginazione si pone il problema del lieto fine, intendo dire, non è mio interesse sapere se il mio sogno di cambiamento finisca per il meglio, mi basta sapere che lo sto imvaginando.

Non so realmente se interpretare questo (il non volere necessariamente un lietofine) come segno negativo, laddove potrebbe voler dire che ho smesso di pretendere il meglio, oppure come positivo, perché la forza della vita, che in fondo ognuna/o di noi ha dentro, pretende esclusivamente d’essere incanalata in un moto di continuo divenire, senza per forza interrogarsi, come se la vita seguisse la narrazione cinematografica, sul come andrà a finire?

Il 44esimo presidente degli USA è nero, colto e uomo (il sesso biologico, in ordine d’importanza, di certo non rappresenta il cambiamento).

Per un paese che non è il baluardo della libertà, della democrazia e del sogno americano alla portata di mano di tutti, ma che anzi ha fatto anche dell’american way of life un prodotto di consumo (anche d’esportazione, dagli anni ’20 tramite il cinema), lasciando credere agli americani (solo teoricamente) di non essere un patchwork d’individui (popolo estremamente eterogeneo) ma di essere tutti insieme gli Stati Uniti d’America … la vittoria di Barack Obama potrebbe essere l’esame pratico per questa terra.

Il mondo intero ha seguito l’ansia, l’attesa, la speranza … e poi i festeggiamenti di quella parte di quei comunque americani neri (e non) che aspettavano da tutta una vita il loro riscatto.

Io non so, davvero, a quali reali cambiamenti porterà la presidenza di Obama, e preferisco anche non fare previsioni perché sarebbero basate su pochi elementi e qualche sensazione.

È inedita per me la sensazione della possibilità.

Sto provando, in questi giorni, un’immensa invidia per tutti colori che dall’altra notte stanno sognando e sperando con/in un nuovo presidente.

Io non riesco nemmeno ad imvaginare cosa si possa provare nel guardare ad un’uomo politico come potenziale inespresso dei desideri di molti che con un voto li ripongono in una persona, e dunque come tale possibilità di cambiamento (nel bene come nel male).

Il punto è che non sto qui a chiedermelo, piuttosto, sono qui in preda a due fortissime sensazioni.

Invidia e rabbia.

Invidia, perché come si può imvaginare, oggi più che mai vorremmo sapere com’è vivere da americani in questo momento.

Rabbia, perché il mio paese non mi ha mai concesso il sogno.

Il sogno inteso come viaggio sulla strada di un cambiamento, non certo come garanzia di una vita nuova, nel segno del raggiungimento del nirvana quotidiano.

Vorrei, in altre parole, solo poter vivere non sapendo come andrà a finire una promessa bellissima di cambiamento!

È l’atmosfera di speranza collettiva che cerco da tutta una vita.

È l’idea concreta, e non visionaria, di cambiare il mondo.

È avere di nuovo un’idea, come progetto sul mondo, come disegno della mento, come attività del pensiero inscindibile dall’esistenza.

E invece no, non, qui in italia, è possibile avere un’idea senza subito essere condannati per mancanza di concretezza, perché sembra non si sia più in grado di pensare che l’idea possa essere il lavoro della ragione per realizzare un cambiamento.

E mentre dall’altra parte del mondo in molti, moltissimi, riprendono a credere nella possibilità, al grido di yes, we can! ..noi abbiamo augurato buon lavoro ad Obama , attraverso il presidente del consiglio berlusconi (a sole 24 ore dalla vittoria del senatore democratico, da mosca col suo amico putin!) le cui parole, in tono sarcastico, hanno già fatto il giro del mondo “ho detto al presidente (riferito a dmitrij medvedev) che Obama ha tutto per andare d’accordo lui. È giovane, bello e anche.. ABBRONZATO!”

http://it.youtube.com/watch?v=lkebeLps1bY

Chiaramente le accuse, peraltro motivatissime, di razzismo italiano da ogni parte del mondo, ci stanno piovendo addosso in un momento già buio di questa fase di totale recessione.

Al danno segue la beffa, la ministar della d-istruzione, signora gelmini ha dichiarato che per il suo decreto si è ispirata ad Obama!

Capisco che questo sia un paese senza memoria, ma non siamo ancora tutti rincoglioniti!

Obama parla molto chiaramente di scuola e università per tutti, senza distinzione di ceti, parla di esercito d’insegnanti (in italia si parla di esercito e basta!), aumento degli stipendi, potenziamento delle strutture ecc.

Parla di cultura e di ricerca come motore propulsore del paese, ancor più quando c’è bisogno di risalire dal buco nero della crisi.

La gelmini parla di tagli indiscriminati dei finanziamenti, privatizzazioni, licenziamenti e maestro unico!

(O lei non capisce l’inglese o io non capisco più niente)

In italia le proteste studentesche avanzano e crescono sempre più (domani a napoli verrà Sabina Guzzanti nella facoltà occupata L’Orientale per un dibattito con noi studenti) proprio come la “crisi”, spero tutto possa raggiungere dimensioni impreviste da divenire qualcosa fuori dal controllo di tutti (quelli che vorrebbero controllarci).

Per tutte/i quelle/i che ancora non hanno facoltà di scelta e per chi resta perché sente che la sua lotta è qui ed ora, io spero in una trasformazione volta alla rivoluzione.

Ci sono fasi di transizione, di trasformazione che valgono la pena d’essere vissute, quei nodi storici dai quali poi sono dipese molte delle conseguenze che chiamiamo tempo presente.

Per chi ha visto quel meraviglioso film goodbye lenin! c’è una scena che ricordo mi provocò le lacrime

nella quale i due attori, alex e lara, sono seduti sulle rovine di un palazzo di Berlino, nei mesi successivi alla caduta del muro..e con tutto ciò che, nel bene e nel male, questa comportò..

attraverso il film il regista rappresenta la sua esperienza e ciò che avrà provato in quegli anni, ed io invidiai profondamente per quel loro dire:

ci sentivamo il centro del mondo dove tutto era sul punto di accadere, e ci abbandonammo alla corrente … il futuro era lì, ai nostri piedi..incerto ma carico di promesse..”

voglio che ovunque, le persone che davvero resistono .. noi, malcapitati in italia .. quelli che aspettano da una vita e quelli che ci credono per tutta la vita.. possiamo un giorno, molto vicino, guardare al cielo e sentire il futuro carico di promesse ai nostri piedi..

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