martes, 28 de abril de 2009

.....LA FUGA....


NO HAY LUCHA
SIN AMOR

NO HAY LUCHA
SIN RISA

NO HAY AMOR Y RISA
SIN LUCHA

Y NO HAY LUCHA
SIN POSIBILIDAD DE FUGA....

sábado, 25 de abril de 2009

EL SUICIDIO COMO ACTO POLÍTICO

concepto de suicidio

Hay personas que son totalmente desconocidas para la opinión publica italiana. Entre ellas estaba Roberta Tatafiore. Feminista histórica, socióloga y escritora italiana, libertaria convencida, una libertaria que sabía y quería combatir el Estado. Decidió con el suicidio escaparse de las absurdas leyes del Estado sobre el "Fine Vita", demostrando que la vida es propiedad individual, que solo ella tenía en sus manos el destino de su existir. En los últimos meses solo rompió su silencio para hablar de Eluana Englaro, la mujer que murió el 9 de febrero tras pasar 17 años en estado vegetativo, y pedir que la dejaran morir en paz. En este momento defendiò la posición de los padres, poniéndose en contra del Estado, la legislaciòn, la indecente derecha, la indecente izquierda y el indecente centro político italiano, decidiendo discutir en Parlamento sobre "como tenemos que morir".

"Me pregunto sobre las razones del resultado paradójico del llamado caso Englaro", escribió entonces Tatafiore, "el padre de Eluana ha logrado liberar a su hija de una vida no vida... pero a un precio muy alto: tendremos la peor ley que existe en el mundo sobre la voluntad del fin de la vida...".

En ese último artículo, razonaba así: "Solo hay dos formas de morir por voluntad propia: recurrir al suicidio (que no por casualidad en alemán se dice Freitod, muerte libre) o fiarse de las leyes que establecen los límites dentro de los cuales uno, algunos o algunos otros, pueden acelerar nuestra partida...".

Periodista, ensayista, fundadora del centro Virginia Woolf, posfeminista y ex directora de la revista Noi donne, Tatafiore escribió ensayos sobre pornografía, sobre los hombres, sobre el mercado de la prostitución. Era la mayor especialista italiana sobre ese tema, según plasmó en su libro Sexo en el trabajo.

Escribió la prefación de libro de Wendy McElroy The Legs of Freedom (Le gambe della libertà) donde dice: "el Estado es omnipresente, el Estado está en los burdeles, el Estado está en las calles. El Estado, que controla tanto la puta regular como, si no mas, la puta clandestina, es para nosotras libertarias y libertaria como Wendy McElroy, el predador de las libertades económicas y civiles, es el impostor de los impuestos, sea en su versión liberal, que llamamos progresista, sea en su versión conservadora".


jueves, 23 de abril de 2009

TRADUCENDO PAT CALIFIA


UNO DEI LATI OCCULTI DELLA SESSUALITA’ LESBICA(1)
Pat Califia
Traducción del Inglés en castellano por Liliana Gómez aquì

Il closet/l’armadio sessuale (2) è molto più grande di quel che si crede e non ci dovrebbero essere ragioni per le quali ci troviamo in esso, però ci stiamo. E’ ovvio che forze conservatrici come la religione istituzionalizzata, la polizia e altri rappresentanti della maggioranza tirannica, non desiderano che il sadomasochismo fiorisca in nessun luogo inoltre le donne sessualmente attive hanno sempre
rappresentato una minaccia che il sistema non tollera. I liberali conservatori del movimento gay e le femministe ortodosse si vergognano di altre sottoculture sessuali considerate strane. «Siamo uguali agli eterosessuali (o agli uomini)» sembra essere la loro supplica d’integrazione reclamando così, lamentosamente, una parte della torta al monossido di carbonio d’America.

Drag queens, entusiaste del cuoio, della gomma, amanti di uno e dell’altro sesso, lesbiche sadomasochiste, prostitute, transessuali ...siamo noi che facciamo in modo che questi pretesti sembrino una bugia patetica. Noi non siamo come gli altri e la nostra differenza non ubbidisce solamente all’oppressione. Si tratta di una scelta, una scelta sessuale.

Il sadomasochismo lesbico non è organizzato meravigliosamente (ancora). Però a San Fransisco le donne possono incontrare coppie o amiche che le aiuteranno e le asseconderanno nei loro piaceri di dominazione e sottomissione. Noi non abbiamo bar. Né riviste con annunci di contatti. Certe volte penso che la sottocultura gay doveva sembrare questo quando iniziò ad urbanizzarsi. Visto che la nostra comunità funziona per raccomandazioni e reti sociali, siamo costrette a lavorare duramente per mantenerla. E’ una questione di sopravivenza. Se le superconformiste con le loro fiche di cartone e i loro cazzi di angora uscissero con le “loro”, noi non esisteremo. Dal momento in cui ci facciamo più visibili inciampiamo con più ostilità, con più violenza. Questo articolo è la mia forma di rifiutare il narcotico dell’odio diretto a se stessi. Dobbiamo rompere il silenzio che la persecuzione impone alle sue vittime.

Sono una sadica. Il termine educato è top (3) però non voglio usarlo. Cancella l’idea della mia immagine e del mio messaggio. Se qualcuno vuole sapere qualcosa della mia sessualità può trattare con me nei miei stessi termini. Non mi preoccupo di rendere la cosa semplice. L’SM è terrificante. Almeno lì radica metà del suo senso. Scegliamo le attività più allarmanti, ripugnanti o non accettate e le convertiamo in piacere. Ci serviamo di tutti i simboli proibiti e di tutte le emozioni che vengono ripudiate. L’SM è una blasfemia deliberata, premeditata, erotica. È una forma estrema di sesso e di ribellione sessuale.

M’identifico di più come sadomasochista che come lesbica. Frequento la comunità gay perché è in questa che l’emarginazione sessuale inizia ad esplorarsi e a rivelarsi. La maggior parte delle mie relazioni avviene con donne, però il genere o il fatto che la persona sia uomo o donna non è un mio limite. Mi limita la mia stessa immaginazione, crudeltà e compassione, l’avarizia e la forza di sopportazione del corpo dell’altra persona. Se dovessi scegliere tra naufragare su un’isola deserta con una lesbica vainilla (4) o un uomo masochista ardente, sceglierei lui. Così è il tipo di sesso che voglio, un sesso che mette alla prova i limiti fisici in un contesto di ruoli polarizzati. È l’unica classe di sesso che m’interessa.

Non sono una lesbica sadomasochista tipica e neanche la rappresento in nessun modo. Realmente, definendomi come sadica, risulto atipica. La maggior parte delle persone che praticano il sadomasochismo preferiscono il ruolo di bottom, sottomesso o masochista. La maggior parte della pornografia (erotica, psicoanalitica e politica) che si scrive sul SM si concentra nel ruolo del masochista. Le persone che parlano in pubblico del SM mi hanno raccontato che il loro auditorium comprende e s’identifica maggiormente nel ruolo di sottomesso. Questo obbedisce ad una fraintesa percezione. Chi non conosce l’SM associa il masochismo ad incompetenza, mancanza di sicurezza in se stessi e autodistruzione. Però il sadismo si associa sempre ad omicidi commessi con una sega meccanica/elettrica. Qualcuno poco informato potrebbe avere compassione nell’ascoltare una masochista, però si scandalizza e prova terrore nei miei confronti. Sono l’unica, palesemente responsabile nel condurre la masochista verso la sua degradazione; tutto si deve a me e per tutto questo le mie parole risultano sospette. Ciò nonostante è certo che si chiedono i miei servizi ed anche certo che io rispetto i limiti del mio compagno o compagna e che entrambi (o più) ottengano un piacere meraviglioso ad ogni sessione. Ho cominciato esplorando l’SM come bottom e non ho mai forzato una sottomessa a fare qualcosa che io non abbia fatto o che io non possa fare.

Oltre alla mia condizione di sadica ho una debolezza per il cuoio. Come afferma Krafft-Ebing, questa è un’altra cosa che si presuppone non pratichino le donne. Alla fine nonostante quello che dicono gli esperti io guardando, annusando o toccando cuoio, vengo (5) . Ogni mattina prima di uscire di casa trasformo in un rituale il mettermi la mia giacca di cuoio. Il suo peso, che riposa nelle mie spalle, mi tranquillizza. Una volta chiusa, con il collo alzato e le mani nelle tasche, la giacca si trasforma in un'armatura. Nello stesso modo mi mette in pericolo quando la vesto per strada in quanto mette all’allerta individui curiosi o iracondi nei confronti della mia presenza.

Mi scontro contro tutti i tipi di reazioni. I voyeurs si eccitano. Ragazzini con voglia di prendere in giro i froci, omofobi, gridano o ti tirano bottiglie dai loro veicoli. Hets (6) [etero] ben vestiti, sicuri nelle loro torri di controllo, mi sorridono accondiscendenti come dilettanti geniali. Certi gay ridono della mia presenza. Mi considerano come una fag hag, una mascotte mascherata per non far vergognare i loro amici uomini. Altri si offendono per il fatto che una donna non è autorizzata a portare un distintivo di sadomasochista. Scappano addirittura dalla mia ombra. Potrei mestruare e ammorbidire le loro fiocine. Quando vado in un bar di lesbiche, la clientela mi prende per un’appartenente ad una specie quasi in estinzione, quella della butch (7) . Le femmes che soffrono questo fraintendimento si mettono alla mia portata di mano, indicandomi la loro disponibilità però senza disturbarsi nel perseguitarmi attivamente. Sembrerebbe che si aspettassero da me quello che farebbe un uomo, con la differenza che non le lascerei incinte. Visto che preferisco chi s’inginocchia e supplica la mia attenzione e che solo debba raggiungerla con uno sforzo allucinante, tutto questo processo mi risulta simpatico. I gruppi di donne, i cloni politici, le dworkinitas (8) si sistemano nella mia cintura adornata e si allontanano. È chiaro che sono una pervertita sessuale e le buone lesbiche, autentiche, non sono meno perverse. Sono una somma di sacerdotesse del femminismo che evocano la rivoluzione wimming (9). Come ho constatato dopo la rivoluzione wimming il sesso consisterà in donne che si daranno animo togliendosi le loro camice e ballando in cerchio. Dopo, tutte cadremo addormentate esattamente nello stesso tempo. Se non lo facessimo potrebbe succedere un’altra cosa, qualcosa che c'identificherebbe con gli uomini, di oggettivato, pornografico, veemente e indecoroso. Qualcosa come l’orgasmo.

Per questo non smettono di dire che il cuoio è caro e quando lo porto il disprezzo, la diversione e la minaccia della violenza mi seguono dalla porta di casa fino al mio destino e a casa un’altra volta. Ne vale la pena? Può essere il sesso così buono?

Posso annusare la tua eccitazione. Bene, dato che me lo chiedi, dev'essere così cattivo. Ti lascerò provarlo.

Se m’interessa qualcuno, la chiamo e le chiedo se le piacerebbe uscire a cena. Non sono mai stata con una sconosciuta incontrata al bar. Le mie relazioni avvengono con amiche, donne che stabiliscono relazioni con me perché sanno che pratico SM, donne che ho conosciuto nel SAMOIS (10). (inoltre ho un’amante che è la mia schiava. Ci divertiamo a sedurre insieme o a creare strane avventure sessuali che più tardi ci racconteremo). Se lei è d’accordo, le dirò dove e quando incontrarmi. Durante la cena inizio a giocare al dottor Kinsey. Mi piace sapere quando iniziò ad esprimere la sua sessualità con altre persone, se iniziò a masturbarsi e in che momento iniziò a farlo, se le provoca piacere avere un orgasmo e come, mi piace sapere quando si dichiarò lesbica (se l’ha fatto) e io le racconto lo stesso. Poi mi piace chiederle delle sue fantasie sadomasochiste e in che modo le ha realizzate. Inoltre mi assicuro se soffre di problemi di salute (asma, diabete ecc.) perché sarebbero un limite al gioco.

Questa conversazione non dovrebbe essere clinica, non si tratta di un'intervista, se non solo di fare delle domande. Do per scontato il mio diritto nel possedere informazioni intime della mia preda. Procurarmi queste informazioni significa l’inizio della sua sottomissione. Le sensazioni che si creano sono sottili, però ognuna di noi inizia così ad eccitarsi.

Probabilmente la stimolerò perché si possa eccitare di più. Non mi piace farlo con donne che sono troppo fuori per sentire quello che sto facendo né voglio qualcuno che si libera delle sue inibizioni attraverso la droga che consuma. Preferisco togliere io tutte le inibizioni. Ciò nonostante mi dà piacere farla sentire relegata e in un certo qual modo vulnerabile o disponibile.

Se c’è tempo, possiamo andare in un bar. Frequentare bar leather di uomini gay è un problema per una lesbica. Preferisco bar dove conosco qualche cameriere o cliente. Non mi hanno mai impedito l’entrata però mi sono sentita fuori posto tra uomini che mi guardavano come se fossi un’intrusa. Se ci fossero bar di donne che non mi facessero sentire anche peggio, entrerei. Nell’essere sadomasochista mi sento autorizzata ad occupare uno spazio all’interno un bar di uomini. A volte mi chiedo quanti uomini, tra quelli che ostentano il loro cuoio, quando ritornano a casa praticano SM veramente e quanti di loro si conformano nello scopare e succhiare cazzi.

Un bar leather dovrebbe essere un luogo sicuro per stabilire i ruoli. Mi piace ordinare alla mia sottomessa di prendermi da bere. Lei non prende birra per iniziativa propria. Quando ne vuole una me la chiede e io gliela do in bocca con lei inginocchiata ai miei piedi. Inizio a preoccuparmi di lei avvalorando la sua carne, correggendo la sua postura e accarezzandola o esponendola in un modo che si senta violenta cosicché si possa avvicinare di più a me. Mi piace sentire qualcuno che mi chiede clemenza o protezione. Se ancora non porta un collare, gliene metto uno, la trascino verso uno specchio – dietro al bancone, nel bagno o contro una parete – e la obbligo a guardarsi. Osservo con attenzione la sua reazione. Non mi vanno le donne che cadono nella passività, con il corpo floscio e la faccia inespressiva. Mi piace vedere la confusione e la rabbia, l’eccitazione e l’impotenza.
Così, rapidamente, come il fatto che io sia sicura che lei è eccitata (qualcosa che si può sapere solo con il dito indice nel momento in cui riesco ad aprirle la cerniera) la faccio uscire da li. Mi piace ammanettare qualcuno e portarlo al guinzaglio.

Questo è uno dei regali che offro ad una sottomessa: l’illusione di non avere scelta e l’eccitazione di non avere il controllo della situazione.

Il collare la manterrà eccitata fino a quando arriveremo al mio appartamento. Preferisco giocare all'interno del mio spazio perché è preparato per praticare il bondage e la flagellazione. Le ordino che si fermi due passi dietro di me, assicurandole che veramente andremo a fare una sessione. Così velocemente, come la porta che si chiude alle nostre spalle, le ordino di spogliarsi. Nella mia stanza non esiste la nudità casuale. Quando svesto qualcuna le sto negando temporalmente la sua umanità con tutti i suoi privilegi e le sue responsabilità.

La nudità può andare oltre, posso rasare il bottom. Una lametta con cui radere elimina la peluria che riscalda, veste e nasconde. La mia amante/schiava è depilata. Questo le ricorda che io posseggo i suoi genitali e rinforza il suo ruolo di bambina di mia proprietà.

Svestirla mentre io rimango completamente vestita basta per farle sentire vergogna e basta ad eccitare la maggior parte delle sottomesse. Una volta spogliata la faccio distendere a terra fino a quando non la muoverò o fino a quando le dirò di alzarsi. Mi metto sopra di lei, facendole scivolare una frusta tra le spalle dicendole che mi appartiene e che il suo posto è sotto di me. Le dico di come farà star bene la mia fica e di quanto rigida sarò con lei. Dopo aver definito le sue responsabilità e averla insultata un po’ per essere una ragazza facile, la riprendo, la schiaffeggio, sostengo la sua testa contro il mio bacino mentre mi apro la cerniera e le permetto di fare una festa con il mio clitoride.

Mi chiedo se un uomo possa capire come mi fa sentire il fatto di ricevere un servizio sessuale. Mi hanno insegnato ad odiare il sesso, a temerlo, a rifiutarlo e a darlo sotto coercizione o in cambio di un idillio o di sicurezza. Mi avevano preparata a responsabilizzarmi rispetto alla soddisfazione degli altri e a fingere piacere mentre gli altri fingono di pensare al mio. È sorprendente e profondamente soddisfacente commettere quest’atto di ribellione, procurarmi il piacere come voglio, esigerlo come un tributo. Non ho il bisogno di fingere che vengo di fronte alle attenzioni di una sottomessa se lei non è abile, né cerco un grazie.

Mi piace venire prima di una sessione perché calma le mie ansie. Nello stesso modo non mi piace farlo quando sono drogata o ubriaca. Voglio mantenere il controllo. Ho bisogno di tutto il mio ingegno per anticipare i desideri e i timori della sottomessa, farla uscire da se stessa e restituirla ad uno stato anteriore. Durante la sessione lei riceverà uno stimolo fisico molto più diretto di quello che riceverò io. Cosicché prendo quello di cui ho bisogno. Con la sua bocca alimenta l’energia di cui ho bisogno per dominarla ed abusare di lei.

Mentre sto venendo mi capita d'iniziare a fantasticare con l’idea di vederla in ginocchio. Me la immagino in una determinata postura o ruolo. Questa fantasia è il germoglio di tutto quello che succederà poi nella scena. Quando lei avrà finito di compiacermi, le ordino che vada a gattoni fino al mio letto, che si trova sul pavimento e la sottometto.

Una bottom tende a sentirsi inquieta, ansiosa. Per il fatto di non avere molte top, la sottomessa tende a rappresentare tutta una classe di giochi psicologici per sentirsi disgraziata ed eccitarsi. Inoltre le piace sentirsi avida e colpevole e questo la fa essere ansiosa. Il bondage la tranquillizza le permette di misurare l’intensità della mia passione attraverso la forza dei miei nodi. Nello stesso tempo mette fine all’assurda speculazione sul fatto di pensare che se faccio questo è solo perché a lei piace. Mi assicuro che non abbia modo di liberarsi. L’impossibilità di muoversi si trasforma in sicurezza. Sa che la voglio. Sa che dirigo.

Essere legati è qualcosa di eccitante ed io intensifico questa eccitazione provocandola, giocando con il suo seno e con il suo clitoride, utilizzando parole oscene contro di lei. Quando inizia ad agitarsi comincio a colpirla un po’ accompagnandola fino al limite del dolore, un limite che si dissolve e si trasforma in piacere. Smetto di pizzicare i suoi capezzoli e le attacco un paio di pinze ai seni o alle labbra. Controllo che la sua fica continui ad essere bagnata, se non se n’è ancora resa conto.

A momenti impugno la frusta. A certe sottomesse piace che le frusti fino provocarle lividi. Altre trovano eccitante l’immagine visuale e vogliono ascoltare il suono della frusta che fischia nell’aria dal momento in cui si avvicina e si allontana dal loro corpo. Una frusta è un modo stupendo di attirare l’attenzione di qualcuno. Non possono distogliere la vista da questo e non possono pensare a nessun’altra cosa.

Se il dolore è maggiore di una semplice inadeguatezza è probabile che la sottomessa si spaventi. Inizierà a chiedersi: «Cosa sto facendo? Sarò capace di sopportarlo?». Ci sono molti modi per superare questo momento. Uno è chiederle di resistere perché ho bisogno di osservare la sua sofferenza. Un altro è di somministrarle un numero stabilito di frustate come se fossero un castigo per qualche offesa sessuale e un’altro è convincerla che merita di soffrire e che deve sopportarlo perché è «solo» una schiava. Il ritmo è essenziale. Le sensazioni si devono intensificare in modo graduale. Il modo che si utilizza è importante. Le donne che non possono tollerare la frusta dimostrano un’elevata tolleranza ad altri oggetti: giocare con i capezzoli, cera calda o umiliazioni verbali.

Quando sono io che faccio da bottom, non valorizzo il dolore o il bondage fine a se stessi. Voglio compiacere. La top è la mia dominatrice. Lei ha deciso di addestrarmi ed è molto importante, per me, meritarmi le sue attenzioni. La dinamica basilare del SM è la dicotomia del potere e non il dolore. Manette, guinzagli canini, fruste, mettersi in ginocchio, sottomettere, pinze al seno, cera calda, penetrazioni, fornire servizi sessuali, in ogni caso si tratta di metafore che rispondono ad uno squilibrio di potere. In ogni caso devo ammettere che mi annoio subito con una bottom che non è disposta a soffrire.

La volontà di compiacere è per una bottom una fonte di piacere, però anche di pericolo. Se le intenzioni di una top non sono oneste (ricatti emozionali), o è poco abile, la bottom non si sentirà sicura nel cedere. Nella competizione tra top e bottom è fondamentale il fatto di realizzare una sessione come qualcosa di emozionale e fisicamente sicuro, che sia all’altezza dell’ossequio della sottomissione. Chi commette errori avrà una brutta reputazione e per questo solo sottomesse senza esperienza o insensate si sommetteranno a lei.

Quindi perché vogliono essere dominate visto i rischi che possono correre? Perché è un processo di cura. Come dominatrice localizzo le vecchie ferite e le ansie non placate. Io nutro, pulisco e chiudo ferite. Invento e impongo appropriati castighi a vecchi peccati irrazionali. Attivizzo la sottomessa, vedo com’è e la perdono, la eccito fino a che venga nonostante la sua mancanza di coraggio o di odio verso se stessa. Tutti abbiamo paura di perdere, di essere schiacciati o sconfitti. Io tolgo il pungiglione che è frutto di questo timore. Non è l’orgasmo se non la catarsi che pone fine ad una buona sessione.

Non tornerei mai a pizzicare capezzoli o mangiare fiche alla cieca, non dopo questo. Due amanti sudano, si sforzano per raggiungere la loro meta, ognuna cieca nel guardare l’altra - che triste, che noioso! Voglio vedere e compartire ogni sensazione e in ogni emozione, le esperienze dell’altra persona, voglio che tutto dipenda da me. Non voglio che niente rimanga al margine. La modestia e l’ostilità alle quali si fa fronte sono tanto importanti quanto l’effetto e la lussuria.

La bottom è la mia aspirazione. Lei è la vittima che offro all’ispezione della notte. Ogni ansimo, ogni movimento della sua testa mi dona una conoscenza enorme. Per forzarla a perdere il controllo devo svelare le sue difese, distruggere i suoi muri, mescolare sottigliezza e persuasione con brutalità e violenza. Farlo con una bottom che non è degna del mio rispetto e ammirazione sarebbe come mangiare frutta marcia.

L’SM è alta tecnologia sessuale. Consuma il tempo fino al momento giusto ed è talmente assorbente che non ho desideri di possedere nessuno a tempo pieno. Mi basta la sottomissione sessuale in cui si radica la differenza tra schiavitù, sfruttamento e SM. M’interessa come qualcosa di passeggero, effimero – piacere - non per un controllo economico o verso la riproduzione forzata.

Per questo l’SM risulta una minaccia per l’ordine stabilito e per questo è severamente penalizzato e perseguitato. I ruoli sadomasochisti non conservano relazioni né con il genere, con l’orientamento sessuale, la razza o la classe sociale. I miei stessi desideri dettano il ruolo che adotterò. Il nostro sistema politico non concepisce il concetto di potere sconnesso dai suoi privilegi. L’SM riconosce il sostentamento erotico dei nostri sistemi e prova a rivendicarlo. Esiste un’enorme erezione sotto la sottana del parroco, l’uniforme del poliziotto, il vestito di negozio del presidente o i pantaloni del soldato. Però questo fallo è potente solo dal momento in cui è occultato, elevato a simbolo, mai esposto o utilizzato letteralmente per scopare. Un poliziotto al quale si veda un’erezione può essere castigato, rifiutato, colpito ,ci si può sedere sopra il suo pene però avrà comunque smesso di essere un semidio. All’interno di un contesto sadomasochista le uniformi, i ruoli e i dialoghi si trasformano in una parodia dell’autorità, una sfida a quest’ ultima, un riconoscimento della sua segreta natura sessuale.

I governi si basano sul controllo sessuale. Tutto quel gruppo di popolazione che mira ad un potere autoritario si trasforma in istigatore di quest'ideologia. Questi gruppi iniziano a perpetuare e a sostenere il controllo sessuale. Le donne e i gay che mostrano ostilità ad altre minorità sessuali faranno parte anche loro di quel fascismo. Non vogliono uniformi per un uso degenerato del travestimento, le vogliono per se stessi.

Mentre scrivo queste righe c’è un caso in Canada che determinerà se il sesso sadomasochista consenziente tra adulti sarà considerato legale. La questione si è aperta quando una sauna gay con clientela sadomasochista fu assaltata dalla polizia. In seguito a questa retata a Toronto accusarono un uomo di avere una “gabbia di leoni” e la gabbia di leoni era una stanza, del suo appartamento, adibita a pratiche sadomasochiste. Oltretutto un altro uomo fu accusato per detenzione illegale e aggressione (12).

A San Fransisco, alcuni mesi prima che Moscone y Milk fossero assassinati e la polizia distruggesse l’Elephant Walk, la metà dei bar leather della zona di Folsom Street persero la licenza di vendere alcool a causa delle minacce della polizia. Il Gay Freedom Day Parade Committe [commissione della sfilata del giorno della libertà gay] cercò di approvare una risoluzione che escludesse dalla sfilata gli abbigliamenti di cuoio e di aspetto sadomasochista.

Non so quanto tempo tarderanno altri sadomasochisti a compromettersi tanto come lo sono io. Non so per quanto tempo continueremo formando parte di organizzazioni gay che si limitano a tollerarci e ci minacciano con l’espulsione se non reprimiamo la nostra sessualità.
Non so per quanto tempo dobbiamo tollerare che gruppi “femministi” di donne credano che l’SM e la pornografia siano la stessa cosa e che entrambi causino violenza contro le donne. Non so per quanto tempo continueremo ad inserire i nostri annunci di contatti in riviste che pubblicano articoli nei quali ci criticano con durezza e ci calunniano. Non so per quanto tempo continueremo ad essere minacciati e aggrediti, se non assassinati per strada, o per quanto tempo tollereremo la paura di perdere i nostri appartamenti o posti di lavoro o di essere arrestati per fare del rumore, considerato scorretto, nel praticare sesso duro.

Si, so che quando inizieremo a comprometterci e a lavorare per quello in cui crediamo sarà già troppo tardi.


1 Articolo pubblicato originalmente nel numero 287 (27 dicembre 1979) di The Advocate, Copyright 1979 por L.P. Publications, Inc. Tratto dal libro BDSM Estudio sobre la dominaciòn y la sumisiòn. Thomas S. Weinberg (ed.) Edicions Bellaterra, Barcellona, 2008.

2 Con l’espressione inglese Closet sexual o spagnola Armario sexual s’intende il rendere pubblica la propria scelta sessuale. Normalmente si riferisce a una condizione o scelta omosessuale. Il detto spagnolo salir del armario o inglese coming aut significa dichiarare e far visibile pubblicamente la propria omosessualità. In questo caso si è preferito tradurre letteralmente l’espressione armadio sessuale intendendo una serie di costruzioni sociali che creano un confine tra l’eterosessualità normativa e omosessualità nascosta. In altri modi si potrebbe parlare di armadio come una sorta di ripostiglio dove nascondere la propria condizione o preferenza sessuale.


3
Con i termini top e bottom s’intendendo i ruoli nel SM. Top significa dominante mentre bottom sottomesso.

4
Per vainilla s’intende il sesso covenzionale.

5 Nella traduzione del testo spagnolo si utilizzava il termine in gergo me corro che significherebbe venire, avere un orgasmo.


6 Eterosessuale in gergo.


7 Donna eterosessuale che si relaziona soprattutto con uomini omosessuali.

8 Donna con atteggiamenti tipicamente maschili.


9 Donne seguaci di Andrea Dworkin, attivista di Women Against Pornography (donne contro la pornografia). Spesso criticate perchè contrarie alle attitudini maschili e sessuali.


10 Forma peculiare rivendicata da alcune femministe per scrivere in inglese “donne”, in vece che “women”.


11 Il SAMOIS è un gruppo di sostegno nell’area di San Fransisco per lesbiche interessate al SM.
Nella traduzione in castellano si utilizza la parola in gergo “colocada” che significherebbe qualcosa come “troppo fuori” dagli effetti della droga.

12 Agli inizi del 1983 ancora giudicavano con lentezza alcuni di questi casi. Jim Bartley, in un articolo titolato “Morality: Fishing for Victim” (moralità a caccia di vittime), pubblicato nel numero di gennaio 1983 in Body Politic (pubblicazione gay di Toronto), segnala che il 90% fu archiviato.




lunes, 20 de abril de 2009

Robin Banks declara Guerra al Capitalismo

Aeropuerto de Madrid, 28 de marzo 2009

“El sistema financiero y político es más débil de lo que parece.
A veces pensamos que nos pueden controlar y
que no podemos hacer lo que nos gustaría.
Hemos demostrado que no es así.”
Enric Duran

Enric Duran i Giralt (Vilanova i la Geltrú, 1976), también conocido como Robin Bank en alusión directa a Robin Hood, es un activista catalano, miembro de los colectivos Tiempo de re-vueltas e Infoespacio. El 17 de septiembre de 2008 anunció que, como parte de una acción política, estafó cerca de medio millón de euros a diferentes entidades financieras con el objetivo de denunciar, en sus propias palabras, el depredador sistema capitalista y de financiar diferentes movimientos sociales anticapitalistas.

Entre los proyectos financiados, se encuentra la publicación del periódico gratuito Crisi con 200.000 ejemplares distribuidos por voluntarios a lo largo de la geografía catalana. En este diario anticapitalista se informa de varias cuestiones silenciadas por los medios de difusión de masas, como el problema del cénit del petróleo, la creación del dinero basado en deuda, o la vinculación entre los grandes bancos y los principales partidos políticos y medios de comunicación.
Aquí’ lo podeis descargar en pdf:

http://www.17-s.info/

Robin Banks en video:


primera parte
segunda parte

LOS HECHOS

El 17 de septiembre de 2008 Enric Duran da a conocer el artículo titulado He “robado” 492.000 euros a quienes más nos roban para denunciarlos y construir alternativas de sociedad por medio de internet.

En el artículo explica el procedimiento seguido. Enric pidió 68 préstamos diferentes a 39 entidades financieras con las excusas más diversas; comprar un coche, reformar su casa, etc. Además creó una empresa fantasma y falsificó algunos documentos necesarios para justificar ingresos. Así consiguió que el sistema de control de créditos no detectara este endeudamiento exagerado.

Al publicar su acción, anunció también que se trasladaría a otro continente para mantener su libertad frente a las posibles denuncias. Para ello, se reservó, según sus propias palabras 8.000 euros del dinero expropiado para sobrevivir durante el tiempo que fuera necesario. Sin embargo no descartaba ir a prisión, en caso de juzgarlo oportuno, como medio de dar más resonancia a su protesta.

En un principio, algunos de los bancos estafados comunicaron que las cantidades estafadas eran pequeñas. El director general de Caixa Sabadell, Jordi Mestre, explicó en un comunicado que estaban a la espera de que la Fiscalía catalana realizara alguna actuación.Sin embargo, la Fiscalia anunció que esperaría a las denuncias para abrir diligencias. Algunas entidades reconocieron en contactos informales con la policía catalana la veracidad de esta estafa.La primera empresa en denunciar fue la multinacional francesa de hipermercados Carrefour.

El 17 de octubre de 2008, un mes después de publicar la estafa, emitió un comunicado en el que, ante la falta de proceso contra él, se preguntaba si las entidades implicadas no querrían acallar el caso. En este comunicado, titulado Puesto que se ha demostrado quienes son los que roban, pronto volveré a la actividad pública, denuncia las ayudas de 2 billones de euros otorgadas por los gobiernos de los EE. UU. y la UE al sector financiero con dinero público. Así, afirma que se ha demostrado que políticos y banqueros van de la mano, para expoliar la riqueza de la gente. Por último anunció que, ante el intento de silenciarle, saldría de la clandestinidad y volvería a la actividad pública al cabo de poco tiempo.

El mismo día 17, 18 entidades financieras denunciaron por impago a Enric Duran.

REGRESO y DETENCIÓN

El día 17 de marzo de 2009 fue detenido por la policía autonómica catalana, acusado de los delitos antes mencionados. La detención se produjo en la central de la Universidad de Barcelona la víspera de su VIOLENTO desalojo por parte de la policía autonómica catalana. Hasta entonces había permanecido ocupada por estudiantes del movimiento anti-bolonia. Dos días después el juzgado de Barcelona decretó prisión sin fianza para Enric.

¿QUÉ HA CONSEGUIDO?

Mediante esta expropiación Enric Duran buscó conseguir varios objetivos; crear un debate entorno al sistema financiero y más en general el sistema capitalista actual; promover la multiplicación de acciones de protesta contra éste; y financiar los movimientos sociales que intentan cambiar la realidad social según estos parámetros, ya que la práctica totalidad del dinero ha sido donado a organizaciones sociales.


Esta acciòn no es fruto de una noche de tequila, del aburrimiento y de la búsqueda de adrenalina. Es fruto de la indignación y del dolor antes las injusticias de nuestro mundo y del deseo de que nos concienciemos y cambiemos, de la forma que cada uno considere más adecuada.

viernes, 10 de abril de 2009

MI PLACER SE CORRE COMO PUÑALES


"Es innegable que a veces se forma un fluido mucoso en los órganos internos y en la vagina durante el coito, pero esto sólo ocurre a las mujeres lascivas o a las que llevan una vida lujuriosa" 1.

En un mundo donde “el placer pasa por la imagen, esa es la gran mutación” (Roland Barthes 1980)2 la acción de hacer sexo sigue siendo peligrosa, bandida.

Como dijo Valérie Tasso “creo que hoy en día hablar de sexo ha dejado de ser un tabú, el verdadero tabú se ha vuelto el sexo mismo”3 .

Difícil encontrarse con 30 años descubriendo el squirting y no preguntarse ¿por qué alguien no me lo había dicho antes, o por qué pocas mujeres lo saben hacer?
Buscando informaciones sobre lo que es el squirting me he encontrado en un desierto, las pocas gotas de saber sobre el tema os la añado aquí abajo, pero tengo que decir que me han dejado muy perpleja.
Este artículo sacado de internet ha sido escrito por Carmen Márquez (que personalmente desconosco) el 11 septiembre de 2007 en el blog “Educa sexo-blog sobre educación sexual, sexo…”4

“Lo cierto es que existen varias teorías al respecto, pero aún no se puede afirmar sin duda alguna si la humedad que crece en la vagina de la mujer tras alcanzar el clímax se puede considerar o no eyaculación. Y es que no sólo existen pocos datos al respecto sino que, encima, algunos son contradictorios entre sí.
Teniendo en cuenta esta introducción, hablemos pues de lo que sí sabemos:
Podemos empezar diciendo que cuando se habla de “Eyaculación Femenina“, se refiere a la llegada de líquido a la zona vaginal durante las contracciones que provoca el orgasmo en las mujeres.
Este líquido se produce en las glándulas de Skene, que están situadas en la vagina, cerca del lugar donde podemos estimular el Punto G. Cuando la mujer está excitada, estas glándulas se llenan de líquido y como con el orgasmo la pelvis se contrae, aprieta los diferentes órganos de la zona y, entre ellos a las glándulas de Skene, se produce el rebosamiento y posterior salida de esa sustancia líquida y lechosa.
Generalmente sale en poca cantidad, pero puede ocurrir que sea mucha, debido a que estas glándulas tienen una asombrosa capacidad para vaciarse y llenarse en pocos segundos. Así, por ejemplo, si el orgasmo se prolonga, y las contracciones vaginales son numerosas, se puede segregar una cantidad realmente llamativa.
Las actuales investigaciones van dirigidas a descubrir si este líquido expulsado es sobretodo orina, que se escapa por incontinencia o por debilidad de los músculos que la controlan, si es sólo la sustancia que segregan las glándulas de Skene, o si es una mezcla de ambas.
Otro punto a tener en cuenta es que estas glándulas de Skene no funcionan de la misma manera en todas las mujeres, existiendo casos en los que la secreción antes nombrada ni siquiera se produce.”

Otra definición de squirting que nos da alguna información más llega de un artículo del periódico “El Mundo” sacado de su página online, del apartado “Cama redonda” y escrito por Josep Tomás el día 2 de abril 2008 5.
“(…) El responsable de estas emisiones expelidas por la uretra son las glándulas uretrales, parauretrales y de Skene, que se encuentran en la zona de la pared anterior de la vagina, el consabido punto G. El líquido expulsado, aunque contiene residuos de urea o creatina no es orina, sino que su principal componente es la glucosa, la fructosa y la fosfatasa ácida prostática, también presentes en el semen masculino. La eyaculación suele producirse durante el orgasmo debido a las contracciones pélvicas derivadas del mismo.”

Después de leer este artículo, que algo me aclaró, me dije vamos a buscar la definición del fantasmagórico Punto G y me he encontrado con este asombro 6. Por suerte los de Wikipedia han puesto el aviso de tener cuidado con esta definición porque no tiene referencias científicas.
Los comentarios entre paréntesis y en cursiva son míos.
“El punto de Gräfenberg, más conocido como punto G, llamado así en honor de su descubridor, el ginecólogo alemán Ernst Gräfenberg, es una pequeña zona del área genital de las mujeres localizada detrás del hueso púbico y alrededor de la uretra. Es lo mismo que, o parte de, la uretra esponjosa, donde se encuentran las glándulas de Skene.
Se dice que la estimulación del punto G (a través de la pared frontal de la vagina) propicia un orgasmo más vigoroso y satisfactorio, y es posiblemente la causa de la eyaculación femenina.
Tal estimulación requiere un empuje en cierto modo opuesto al que se necesita para lograr la máxima excitación clitorial con el pene.
(La claridad de esta ultima frase es estupenda, me estoy haciendo un dibujo para comprenderla, y además ¿sin pene cómo funciona el todo?)
Muchos libros sobre sexo aconsejan a las parejas incapaces de lograr el orgasmo femenino el considerar la estimulación del punto G como técnica sexual.
Un creciente número de expertos cree que la razón por la que la estimulación de este área provoca un orgasmo «hacia fuera» e incluso la eyaculación femenina es que el punto G ha evolucionado a un "punto disparador" del parto (es que los expertos aún piensan en termino de mujer=madre, no hay otra, no hay posibilidad de búsqueda de placer por un coño, independientemente de su destino reproductor). La cabeza del feto empuja este punto durante el parto, lo que parece disparar la última fase de empuje. Esto se traduce, durante la estimulación sexual normal, en una contracción más significativa de la vagina.
El punto G puede no ser solamente un punto discreto (¿esto de discreto lo que es?). De hecho, algunos científicos como Natalie Angier defienden que se trata del conjunto de profundos nervios del clítoris cuando pasan a través de los tejidos para conectar con la columna vertebral. El clítoris tiene profundas raíces y puede cambiar de tamaño y ligeramente de posición a medida que los niveles hormonales cambian en las diferentes etapas de la vida de una mujer.
(¡Esto no lo sabía!)
Un pene curvado hacia arriba tiene la habilidad natural de ejercer mayor presión sobre la pared frontal de la vagina. Si un pene no se curva hacia arriba, entonces pueden ser necesarias diferentes posiciones sexuales. Por ejemplo, un hombre cuyo pene se curve hacia abajo puede hallar que la penetración posterior es más adecuada para estimular el punto G dado que la curva presionará la pared frontal.
(Sin pene no hay punto G, no hay penetración, ni orgasmo, ni eyaculación femenina ni hostia, y después aún hay quien tiene el coraje de decir que no es una sociedad falo céntrica…)
La estimulación del punto G mediante el uso de un dedo o la lengua es posible gracias a la presión combinada de empujar el clítoris hacia abajo mientras se arquea la lengua o el dedo hacia arriba en un movimiento de llamada. El dedo o la lengua debe estar entre 2,5 y 7,5 centímetros dentro de la vagina para que de resultado ( el sueño de todas: una lengua elástica de 15 centímetros…¡por qué no!). Sin embargo, cada mujer puede necesitar una forma diferente de estimulación.
Se piensa que la estimulación del punto G es más intensa en las mujeres mayores de treinta años, porque los cambios en la estructura de los tejidos del interior de la vagina permite un acceso más fácil a dicho punto. Algunas mujeres creen por esta razón que en la treintena alcanza su cúspide sexual.
Punto G masculino
El término punto G se denomina también para la próstata. Esta glándula, exclusivamente masculina, se estimula frecuentemente durante las relaciones sexuales homosexuales (claramente el sexo anal en la pareja heterosexual donde es la mujer la que penetra es ilegal). La fricción constante del pene con la próstata produce en el hombre pasivo (todavía seguimos con las categorías binarias de recibir-pasividad-sumisión-debilidad/dar-actividad-dominio-poder) un intenso orgasmo de eyaculación involuntaria y fuertes espasmos”.

Después de todo esto me quedo con mi experiencia activa e intentaré explicar a mi manera lo que significa para mí el squirting.
El squirting es el acto de correrse, la eyaculación femenina, pero no simplemente el sentir un orgasmo, sino correrse con una expulsión de flujo vaginal que puede salir con más o menos presión y ser más o menos espectacular por no decir ¡cachondamente escandalosa!
Este acto implica un cambio de paradigma, una ruptura con la educación recibida en cuanto bio-mujeres 7. Hasta hace algunos meses siempre cuando tenía un orgasmo contraía los músculos vaginales para contenerme, para no dejar salir nada, para no desbordar demasiado.
Era un acto instintivo, fruto de tanta educación represora patriarcal heterosexista donde el placer de la mujer no existía sino como premio por la bravura del bio-hombre capaz de hacer gozar, no se contemplaba la libertad y la autonomía de probar placer en la mujer, siempre era el espejo donde el hombre o la pareja (dejando abierta la duda a las parejas homosexuales) veía reflejado su poder. Y por cierto, este poder no podía ser oscurecido por una corrida más espectacular que una eyaculación masculina.
Al contrario, el squirting implica invertir la acción de los músculos vaginales, no retener sino empujar, y la onda propagadora que produce es de arrastre, lleva consigo milenios de sumisión no consensual , expulsada hacia fuera en toda la visibilidad de una explosión fallera.
Es una sensación liberadora a ratos cósmica, es la conciencia del propio placer que ocupa el espacio, que se proyecta fuera de sí, que se expande y se expresa en toda su fuerza.

Con toda la ingenuidad de una cachorra frente a sus primeros pasos me he sentido totalmente estúpida por no haberlo descubierto antes, sintiendo mi cuerpo extraño a mí misma.
Y pensaba cuántos años sin saber los límites de mi propio cuerpo, cuantos años sin gozar plenamente de mi placer.
Y siguiendo la reflexión, mi pasado heterosexual ha empezado a recomponerse como un puzle y la ignorancia me ha aplastado cara al suelo.
Antes que todo creo profundamente que recibimos una educación moralista, que nos enseña a olvidar nuestra corporalidad, y católica que no nos deja vivir jamás el placer como un goce y una búsqueda, sino dentro la lógica del placer reproductor que nace de la culpa y de la redención (el dolor como placer es un privilegio de los penitentes y por esto hay que ser inscrito al orden…).
Dentro esta educación la ignorancia hacia los placeres de los cuerpos es alucinante.
Para empezar recuerdo que hace algunas décadas las mujeres no tenían clítoris sino algo allí que poco importaba, siempre que no fuera demasiado grande como para competir con el poder del gran hermano falo que todo lo ve.
Por otro lado el ano es aquel lugar de nadie que amenaza la virilidad del bio-hombre con el espectro de la homosexualidad, y la feminidad de la bio-mujer con la promiscuidad del putón.
Y la búsqueda de nuevos centros de placer desplazados respecto al centro de la sexualidad reproductiva… inútil.

La sexualidad sigue siendo algo privado pero la eyaculación del bio-hombre tiene todo carácter público: salir de sí mismo, ocupar espacio, dejar huella, al contrario del placer de la bio-mujer trasparente.
¡Mentira!

Desde mi posicionamiento como parte de aquella minoría de bio-mujeres que elegimos nuestras prácticas sexuales y sentimentales como una búsqueda de libertad me encuentro con 30 años con toda mi rabia por tener conciencia de que el control de cada uno de nuestros comportamientos sexuales sigue sucediendo cada día.
Pero por suerte cada día vamos descubriendo nuevos agujeros desde los cuales dinamitar poco a poco los miedos y esta construcción tentacolar.
El squirting es un acto político contra la represión a expresar libremente el placer y no sólo el placer sino todas aquellas formas de exceso prohibidas a las bio-mujeres y a todas las personas por un sistema que nos quiere a todos implosivos.
El squirting es un acto político contra el miedo a explotar, contra el miedo a sentir la intensidad de la vida, del sexo en cuanto acción, como estrategia de superación del miedo a morir.
¡Si antes tenía un coño ahora tengo un cohete que dispara chispas al correrse!

A continuación os añado algunas entrevistas sacadas de personas que practican el squirting porque como novata creo que hay que aprender y practicar.

1 De Ree’s Cyclopaedia en Erika Bornay “Las hijas de Lilith”Ed. Arte Catedra, 1990, 2004 Madrid
2 Catalogo de la exposición “Claude Cahun” Ed.IVAM Institut Valenciá de Art Modern, Valencia 2001
3 http://www.mirorenzaglia.org/?p=4957
4 http://www.educasexo.com/sexo/eyaculacion-femenina-lo-que-si-sabemos-sobre-ella.html
5 http://www.elmundo.es/elmundo/2008/04/01/camaredonda/1207071483.html
6 http://es.wikipedia.org/wiki/Punto_G
7 Concepto de cuerpo de mujer nacida para repetir la norma secular de cuerpo binario con vagina (el clítoris todavía se ha quedado ilegal por no hablar del ano) en oposición al cuerpo del bio-hombre con polla (el ano está también fuera de la ley).
La bio-mujer es educada a la sumisión no consensual y a la costumbre de no desear el poder, y a no tenerlo.
Su destino: la reproducción.
(concepto desarrollado por Beatriz Preciado en su libro “ Testo Yonqui”)

Hola Diana-Pornoterrorista,
Me dirijo a ti con mis preguntas por varias motivaciones:
Primero porque tus acciones pornoterroristas son a mi sentir tan desestabilizadoras pues rompen el tabú del cual he hablado al principio del texto: hablar de sexo no es más un tabú, hoy en día el tabú es el sexo en sí mismo.
En segundo lugar tus acciones son carne, flujos, sexo, que hablan de otro gran tabú que es el sentir en su forma más visceral, tus performances son para mí como grandes banquetes donde todos compartimos tus tripas y al devorarte nos unimos todos en una antropofagia delirante que es como un gran ritual catártico donde todos salimos liberados de los miedos aprendidos hacia lo que son el deseo, las fantasías, las perversiones.
Y tercero como practicante del squirting.

1) ¿Tú practicas el squirting? ¿Cómo lo aprendiste (si lo has aprendido) o cómo evolucionó tu capacidad de hacerlo?
Entiendo el squirting más como una manifestación corporal y emocional que como una práctica, se trataría más bien de la consecuencia directa de algunas prácticas sexuales.
Mi forma de correrme es tan múltiple como lo pueden ser los tipos de orgasmos que tengo, el squirting es una manifestación concreta de un cierto tipo de orgasmos.
La primera vez que sucedió fue con una penetración acompañada de estimulación en el clítoris, mientras tenía un orgasmo clitoriano que acabó transformado en uno vaginal (es importante decir que no sucedieron los dos al mismo tiempo). De pronto me vi en un charco y mi compañera estaba completamente “bañada”, y como ella no paraba, el líquido no paraba de salir.
No es que lo haya aprendido, un día sucedió y desde entonces he practicado diversas formas para controlarlo, dominarlo, explotarlo y sacarle el máximo partido.
El squirting, a diferencia de la eyaculación masculina (aunque algunos expertos tántricos hablen de “eyaculación interna” no soy un biohombre para constatar que es o no posible), es completamente controlable y voluntario a pesar de que también es completamente orgánico y biológico. A través de las biomujeres que me han interrogado acerca de la técnica para realizarlo, yo misma he descubierto cómo funciona, y lo he descubierto no porque sepa cómo “hacerlo” sino porque sé cómo “evitarlo”. Es muy simple: cuando vamos a tener o estamos teniendo un orgasmo, tanto vaginal como clitoriano, la vagina se contrae. Incluso muchas de nosotras, apretamos también los músculos de los glúteos, las piernas, el abdomen, las manos, la mandíbula. Es un acto reflejo: apretar. El lugar por donde se expulsa el líquido en una corrida está a la entrada de la vagina, es el mismo sitio por donde sale el líquido que nos lubrica cuando estamos cachondas. Si todos los músculos están contraídos la cantidad de líquido que expulsamos al corrernos es mucho menor que si están relajados. Durante un orgasmo, si lo que queremos es conseguir que grandes cantidades de líquido salgan a presión lo que debemos hacer es no contraer los músculos, especialmente la vagina, y empujar, empujar como si el orgasmo fuera un bebé al que queremos lanzar disparado desde nuestra vagina-cañón.
Eso es, es sencillo y cualquier biomujer es capaz de hacerlo, es sumamente placentero, más que en el aspecto físico-orgánico (el orgasmo es exactamente el mismo en intensidad con squirting o sin él) en el aspecto mental, político y metafórico de las expresiones y representaciones del orgasmo femenino.

2) ¿Por qué crees que se sabe así tan poco de esta práctica fuertemente política?
El squirting es algo que sucede más de lo que pensamos pero la pornografía o incluso la pospornografía no lo suelen representar y si lo hacen suele ser de forma cómica (http://www.redtube.com/8303), no se le entrega nunca el mismo rango que a una eyaculación masculina. De modo que sucede pero no tiene representatividad pornográfica, y por lo tanto no hay información, no “se sabe” acerca de lo que es, de cómo sucede, lo que conlleva también una carencia de reflexiones en torno al tema.
También en la intimidad es una manifestación reprimida. La sociedad, el sistema o como quieras llamarlo no sólo reprime hacia fuera sino también hacia dentro, nos inyecta su veneno en las ideas que tenemos sobre nuestro propio cuerpo y las cosas que le pasan. De hecho, esa es la estrategia básica para toda represión: empezar por el cuerpo, el lenguaje, lo íntimo, lo propio.
Muchas biomujeres, cuando tienen una eyaculación piensan simplemente que se han meado. Yo misma cuando pregunté a mi ginecóloga acerca del tema me dijo que no tenía ni idea, que igual era orina. Luego hablando con otra ginecóloga mejor informada me dijo que de orina nada, que se trata del líquido que producimos para lubricar pero que expulsado con fuerza y rapidez no tiene la misma consistencia, digamos que está a “medio hacer”. Yo lo he metido en un bote, es transparente tirando a blanco y deja dibujos muy exóticos en las sábanas negras. Si fuera orina no sería así. Pero nadie nos ha hablado de la eyaculación femenina, ni en el colegio, ni en la calle, ni en la cama.
Y la represión también pone sus huevos en el lenguaje. Aquí en la Europa no anglosajona ni siquiera tenemos una palabra para designarlo y usamos la voz inglesa, que por cierto, es bastante humillante porque ‘squirting’ viene de ‘squirt’ que quiere decir ‘chorrito’… ¿Chorrito?, que me disculpen quienes llaman así a la eyaculación femenina, pero lo mío no es un “chorrito” ni mucho menos, es bastante más espectacular y abundante que cualquier eyaculación masculina. De modo que propongo llamarlo sencillamente como lo que es, una eyaculación en toda regla.
Se sabe poco porque se nos desinforma desde flancos muy importantes para la construcción de nuestra sexualidad como lo son la pornografía, el lenguaje y la anatomía científica.

3) En los últimos meses hemos visto llegar una nueva ola de represión hacia las prácticas sexuales, ya sea en su expresión (el porno-impuesto italiano), en su representación (la censura de la peli Brokeback Mountain en Italia), o en sus deseos (el posicionamiento del papa contrario a la petición de Amnistía Internacional a favor de la despenalización de la homosexualdad en los países donde todavía es un delito).
¿Por qué crees que vuelve esta onda represora?
Considero que sencillamente nos estamos “saliendo de madre”, o para que me entiendas mejor, estamos pisando terrenos peligrosos. La abolición de los géneros, por ejemplo, es algo que debe preocupar terriblemente a una sociedad en su base heteropatriarcal, a un feminismo carca que, lejos de adaptarse y evolucionar, se ha quedado anclado en “la mujer”, a una iglesia que sabe que tiene los días contados y que ve en quienes desestabilizamos cualquiera de sus estructuras a sus peores enemigxs.
La historia dicen que se repite y es cierto. Siempre, tras una ola de expansión de las libertades (como pudieron ser, por ejemplo, los 20 primeros años del siglo XX) viene otra de represión de las mismas, una especie de dique de contención que impide que esa ola de libertades se transforme en tsunami y arrase con todo. Me pregunto muchas veces qué hubiera sucedido sin las Guerras Mundiales y sus consecuencias o sin las dictaduras variadas que recorrieron Europa y América a partir de los años 30-40, donde se forzó un retroceso claro y evidente en el sentido de las libertades, sexuales y de toda índole. Quizás ahora no estaríamos hablando de la eyaculación femenina como un acto político o artístico, sino como algo bello y cotidiano, algo que sucede sin más.
Ahora estamos en la cresta de la ola, subiendo y subiendo, creciéndonos, y el sistema está acojonado. Por eso se han lanzado a construir diques, a intentar frenarnos como sea para que no arrasemos con todo. Tengo la esperanza de que no lo consigan.

4) ¿Por qué las prácticas sexuales, el sexo como acto, asustan así el poder?
Las prácticas sexuales subversivas, supongo que quieres decir. Creo que en este sentido la represión está profundamente ligada a la base de nuestra cultura judeocristiana. Hace años que el sexo está aceptado socialmente como acto no necesariamente reproductivo. Eso el poder lo ha digerido finalmente. Lo que no puede digerir es que nos salgamos de su modelo de representación de lo que el acto sexual y la interacción sexual entre personas debe ser.
El poder establece un modelo que el 90% de la población sigue a rajatabla y sin rechistar. Ese 90% disfruta o cree disfrutar con ese modelo convenido. En realidad al poder lo que le asusta es que nosotrxs, ese 10% de personal “enfermo”, “desviado”, “degenerado” y, por tanto, “perverso” contagiemos al otro 90%.
A través de nuestra sexualidad se pueden conseguir cosas que desestabilizarían uno de los pilares básicos del sistema, como es el binarismo hombre-mujer: la abolición de los géneros conduce necesariamente a la abolición también de la denominada “superioridad masculina” y al empoderamiento de las biomujeres en su papel intencionalmente activo en el sexo. También a través del BDSM, donde se representa claramente que la dominación y la sumisión no son una cosa que se otorga o con la que se nace sino que se elige, del mismo modo que se elige una falda o un pantalón. El BDSM ridiculiza las representaciones del sistema, su escala de poderes. Y en cuanto al squirting, es claramente una manifestación en la que una biomujer muestra que también es capaz de eyacular, esa manifestación casi ritual hasta ahora asignada exclusivamente al poder del biohombre.
En definitivamente, nuestras sexualidades asustan porque no están imitando el modelo impuesto, se salen del margen permitido y entran en terreno peligroso. El Estado se pone alerta cada vez que una biomujer eyacula (me pregunto si será por esto por lo que me pone tanto hacerlo).

5) En la sociedad contemporánea y a lo largo de los siglos el arte y la pornografía han sido y siguen siendo lenguajes muy controlados por el poder, para ti ¿por qué esto es así? ¿Y tú por qué utilizas estos dos lenguajes?
Primero decir que yo considero que muchos tipos de pornografía son arte. Podría afirmar que la pornografía es arte enfocado a la excitación sexual en todas sus variantes (cinematográfica, literaria, pictórica, fotográfica, performántica, etc).
El poder controla todas las expresiones emocionales porque en ellas está la clave para dominar, y el lenguaje artístico es importante porque tiene la capacidad que no tienen otros lenguajes, la capacidad de trastornar y transformar, de originar cambios internos, mentales, de modificar la perspectiva de las personas. Es normal que a lo largo de la Historia el arte haya estado al servicio del poder. Cuando deja de estarlo algunos dicen que, entonces, el arte no sirve para nada o que ni siquiera es arte. Yo diría que simplemente cuando deja de servir al poder comienza a servir a los elementos desestabilizadores del mismo (y por eso es deslegitimizado, como tú me comentabas en Venecia).
Utilizo la expresión artística, primero porque es la única forma que comprendo de hacer las cosas, segundo porque es un arma eficaz para calar hondo en un amplio abanico de personas. Hay personas que no entienden las teorías o la política pura y dura (me incluyo) pero que en cambio son receptivas a las expresiones artísticas. Con mi arte trato de tocar la parte visceral del ser, esa que es más difícil de manipular por el sistema pero que quizás por eso, porque se resiste, suele estar casi siempre herida o dañada por éste. Mi expresión artística la puede asimilar cualquiera, lo que no quiere decir que sea comprendida como yo quiero que se comprenda, pero me basta con que sea asimilada, porque a veces las cosas son como una semilla que necesita un tiempo para eclosionar, o como un virus (mi expresión artística es más bien esto segundo), que requiere de cierta incubación para desarrollarse e invadir.
Para mí el arte pornográfico, o lo que llamamos pospornográfico, es eficaz en tanto que la sexualidad es esa parte visceral y animal del ser humano que es absolutamente imprescindible. Todo el mundo tiene una sexualidad aunque no tenga sexo. Así me aseguro de que aquellos recipientes donde deposito mi arte, lxs receptorxs, siempre tendrán un hueco especialmente diseñado para lo que hago. Si pretendo que la gente se ponga cachonda se trata sólo de una estrategia para que abran sus tripas hacia mí y lo que tengo que decir, que comunicar, que transmitir: una información que considero valiosa porque jode al poder y porque transgrede la norma.

hola O.R.G.I.A, hola tatiana, carmen, bea, isabel, he preparado un articulo por el blog sobre el squirting o mejor la eyaculación feminina, y ya que existe muy poco material sobre el tema estoy recopilando entervistas directa de personas que lo practican.
además me enteresa que estas personas sean vinculadas al arte y al posporno como responsables de la reflexión sobre las rapresentaciones y el poder de las imagenes en la costrucción de imaginarios, estereotipos y conseguentemente de comportamientos. Sin embargo como creadoras teneis el poder de crear nuevos espacios de rupturas y cambios.

1) ¿Tú practicas el squirting? ¿Cómo lo aprendiste (si lo has aprendido) o cómo evolucionó tu capacidad de hacerlo?
Si pasa, pasa cuando pasa y es una fiesta mojada. Y, siendo sinceras, nos hemos dedicado a entrenarnos en “otras cosas”.
Eso sí, no lo llamemos eyaculación “femenina”: si está claro que lo que no se denomina, no es visible y por lo tanto no existe, inventémonos otro nombre por favor.

2) ¿Por qué crees que se sabe tan poco de esta práctica fuertemente política?
Quizás porque los genitales de la mujer no han sido considerados como fuente de placer hasta ¿bien entrado siglo XX?, además de no reconocérsele en general una sexualidad activa. Eyaculación como acción que es implica un sujeto agente –valga el pleonasmo-, y por lo tanto poder, y dominación si tenemos en cuenta, además, que durante mucho tiempo se ha pensado en la genitalidad de la mujer como un receptáculo, un saco donde se “siembra” y después se “recoge” (en términos de productividad/reproductividad del sexo, entendido en este caso sólo en clave heterosexual). Y todo ello sin contar con la versatilidad de lo prostético y de los juegos de rol, entre otras muchas cuestiones (juguetería, etc.), que descentralizan el sexo y el placer de esa genitalidad prototípica del control heteronormativo para provocar cortocircuitos al producir nuevos centros erógenos.

3) En los últimos meses hemos visto llegar una nueva ola de represión hacia las prácticas sexuales, ya sea en su expresión (el porno-impuesto italiano), en su representación (la censura de la peli Brokeback Mountain en Italia), o en sus deseos (el posicionamiento del papa contrario a la petición de Amnistía Internacional a favor de la despenalización de la homosexualidad en los países donde todavía es un delito).
¿Por qué crees que vuelve esta onda represora?
Quien sabe cuál será el mecanismo exacto.. lo que está claro, a nuestro parecer, es que se trata de una tendencia histórica que aparece y desaparece en bucle vinculada estrechamente a períodos críticos del capitalismo en sus diversas ramificaciones: pensemos en el saludable “libertinaje sexual” permitido en los locos 20 y la recesión social en este sentido a partir del crack económico mundial del 29; la época del baby boom y la perfecta ama de casa yanqui tras la 2ª GM, y así. Si a esto además le sumamos la no consecución social de ciertos derechos básicos humanos en muchos países en el siglo XXI, y la hegemonía de la cada vez más reaccionaria Iglesia Católica y del islamismo extremista, etc., se produce un efecto bola de nieve represivo.

4) ¿Por qué las prácticas sexuales, el sexo como acto, asustan así el poder?
Porque el sexo parte de una pulsión incontrolable incluso para el propio sujeto, del deseo, y todo lo que sea ingobernable y escape al dominio institucional, y por lo tanto sea actuable libremente es potencialmente subversivo y por ello molesto para el poder.

5) En la sociedad contemporánea y a lo largo de los siglos el arte y la pornografía han sido y siguen siendo lenguajes muy controlados por el poder, para ti ¿por qué esto es así?
Porque ambos tienen un gran vínculo con las pulsiones ingobernables, con el placer, y con la subversión. Si representar es dominar, pensemos pues lo que implica la relación de ambas esferas. ¿Y tú por qué utilizas estos dos lenguajes? Porque somos unas perversas pervertidas o viceversa, y lo que realmente nos divierte es re-presentar lo representado y/o representar lo irrepresentable.

Hola Itziar Ziga,

1) ¿Tú practicas el squirting? ¿Cómo lo aprendiste (si lo has aprendido) o cómo evolucionó tu capacidad de hacerlo?

Para serte sincera, yo no llamo a mis flujos repentinos con ese nombre inglés que no sé ni pronunciar. Yo con mis amigas hablo de charkito, soy una garrula monolingüe y me niego a nombrar algo tan valioso que sale de mis entrañas con otra palabra que termine por ing. La primera vez que escuché hablar de eyaculación femenina -tampoco me gusta esta denominación masculinizante- fue en un artículo escrito por una amiga mía seropositiva sobre el cuerpo de las mujeres y el vih. Margarita decía entonces -hacia 1995- que la despreocupación de la autoridad médica hacia nuestros cuerpos llegaba hasta tal punto que a nadie se le había ocurrido investigar si el charkito contenía carga viral. Yo pensé: joder, a mí nunca me ha pasado, yo nunca me he corrido de esa forma tan generosa. No iba a pasar mucho tiempo hasta que se abriera la fuente. La primera vez fue follando con una amante mía, horas y horas. Me quedé sorprendida y extasiada, como boba. Me dije: esto es correrse de verdad. Desde entonces he ido aprendiendo la técnica en mi cuerpo. Te relajas, te abandonas al placer y te abres toda. No me sucede siempre, pero cada vez más. Y mejor. Y más cantidad... Al principio me sucedía más masturbándome, la colaboración externa tiene que ser muy buena para que el torrente se libere. Nunca me he corrido así con un chico biológico, no quiero parecer hembrista pero así es. Charlar y practicar con las zorras de mis amigas me ha sido de gran utilidad para abrir mis compuertas.

2) ¿Por qué crees que se sabe tan poco de esta práctica fuertemente política?
Porque del cuerpo y del placer de las mujeres sólo se explica lo que esté al servicio de la reproducción y de la relación heterosexual normativa. Porque correrse aparatosamente es exclusivo de los hombres. (Aunque no dudo que millones de charkitos se han desatado a lo largo de los siglos hasta en las mejores familias.) Porque a las mujeres nos han enseñado a avergonzarnos de nuestro cuerpo, a ser discretas y sigilosas. Porque el sexo -tanto para mujeres como para hombres- ha sido fuertemente castrado por la puta iglesia y la medicina patriarcal para dominarnos.

3) En los últimos meses hemos visto llegar una nueva ola de represión hacia las prácticas sexuales, ya sea en su expresión (el porno-impuesto italiano), en su representación (la censura de la peli Brokeback Mountain en Italia), o en sus deseos (el posicionamiento del papa contrario a la petición de Amnistía Internacional a favor de la despenalización de la homosexualidad en los países donde todavía es un delito).
¿Por qué crees que vuelve esta onda represora?
La represión y el dominio del estado sobre nuestros cuerpos no cesa nunca, es más, se va estrechando. Las torcidas y las brujas mantenemos un pulso permanente contra el poder. El capitalismo imperialista blanco heterosexual y patriarcal ha acelerado su avance sobre nuestras vidas desde el 11 de setiembre, su gran jugada maestra. Y en todas las guerras somos nosotras las más perjudicadas porque el orden aprovecha -y las provoca- para reasentarse. ¿Qué decirte de Italia, querida, que tú no sepas? Con el puto Vaticano ahí en medio pudriéndolo todo.

4) ¿Por qué las prácticas sexuales, el sexo como acto, asustan así el poder?
El sexo, entendido como diferencia y como acto, es el centro de todas las disputas del poder. A las mujeres se nos enseña a obedecer a través de la amenaza de la violación y de la obligatoriedad de la maternidad. Corrernos sin ellos es demostrarles que no les tememos tanto. Lo mismo pasa con los hombres: desperdiciar su sagrado semen sin dominarnos a nosotras es decirle al poder heteropatriarcal que tienen algo mejor que hacer. Nada se sostendría en este puto mundo sin la heterosexualidad obligatoria.

5) En la sociedad contemporánea y a lo largo de los siglos el arte y la pornografía han sido y siguen siendo lenguajes muy controlados por el poder, para ti ¿por qué esto es así?
No hay nada más suvbersivo que el placer de las dominadas (mujeres, bolleras, maricas,...). Se nos exije el peaje de la desdicha para permitirnos subsistir en los márgenes. Por eso es tan necesaria nuestra pornografía extraviada y pervertida. Hace ya años que me aburrí del activismo serio y puritano, que abandoné el feminismo decente. Reapropiarme del insulto puta es lo más hermoso como insurgente del género que me ha pasado, más que follar con mujeres o que practicar s/m.

Hola Helen Torres
, Zorra suprema, " practico la astucia de la zorra y soy un putón descarado "
1) ¿Tú practicas el squirting? ¿Cómo lo aprendiste (si lo has aprendido) o cómo evolucionó tu capacidad de hacerlo?


La primera vez fue hace como ocho años. Yo lo relaciono con mi post_maternidad. Cuando parí me sentí muy mal tratada por la institución médica, mi cuerpo fragmentado y separado de cualquier emoción o sentimiento, sentí la injerencia clínica e instrumental como una violación tan bestia (por estar legitimizada, no sólo dentro de la institución médica sino por todas las otras, es decir, familia, Estado..). Entonces sentí la necesidad imperiosa de reconquistar mi cuerpo, pero, como toda reconquista, fue arar sobre lo arado, así que no volví atrás, sino que fui mucho más allá. Un día un amigo me dejó un libro, ?El Tao del sexo?. Allí había un capítulo que explicaba sobre cómo conseguir una eyaculación. Así que lo intenté y funcionó? Después de esa primera vez, ya no pude parar? A veces hago el esfuerzo de contenerme, sólo para no manchar, pero pienso que las mujeres ya nos contenemos demasiado, así que prefiero inundar las alcantarillas?


2) ¿Por qué crees que se sabe así tan poco de esta práctica fuertemente política?

Porque la sexualidad está reprimida por la alianza entre la moral burguesa y la cristiana para controlar nuestras emociones y placeres. Cuando comprendes que la sexualidad es una correa de transmisión de la libertad, no es tan fácil dejar la cama para ir a trabajar, y mucho menos, bajar la cabeza y aguantar la humillación del capitalismo? Por eso creo que el hedonismo es una herramienta de transgresión muy poderosa.


3) En los últimos meses hemos visto llegar una nueva ola de represión hacia las prácticas sexuales, ya sea en su expresión (el porno-impuesto italiano), en su representación (la censura de la peli Brokeback Mountain en Italia), o en sus deseos (el posicionamiento del papa contrario a la petición de Amnistía Internacional a favor de la despenalización de la homosexualdad en los países donde todavía es un delito).
¿Por qué crees que vuelve esta onda represora?

Ante una nueva crisis del sistema financiero, viene seguida una crisis económica, lo que significa que la gente deberá trabajar más por menos, una vez más. Para eso, es necesario que la gente tenga miedo (nuevos virus, amenazas de guerras nucleares, Apocalipsis ecológico?) y decida que es feliz trabajando para el enriquecimiento de la élite gobernante. Una forma muy eficaz de propagar el miedo es metiéndose en nuestras camas y nuestros sueños: medios de comunicación, educación y leyes se encargan de definir qué hemos de desear y qué no, cuál es el cuerpo que hemos de tener, qué tipo de enfermedades hemos de padecer? Y, una vez más, el sexo es la última frontera?


4) ¿Por qué las prácticas sexuales, el sexo como acto, asustan así el poder?

(ya está en la otra respuesta, creo ;)

5) En la sociedad contemporánea y a lo largo de los siglos el arte y la pornografía han sido y siguen siendo lenguajes muy controlados por el poder, para ti ¿por qué esto es así? ¿Y tú por qué utilizas estos dos lenguajes?
El porqué creo que ya lo apunté antes. El porqué yo los utilizo: porque libre expresión de la sexualidad es la máxima expresión de libertad: nuestra animalidad, nuestros deseos hechos realidad? eso es una bomba!!! Imagínate que las mujeres, en vez de pensar que su marido es generoso porque lava los platos y lleva a los niños al cole de vez en cuando, decidiera que ella puede eyacular. Para ello, tiene que relajarse y gozar, entregarse, conciliar, negociar consigo mismo y con su pareja? y, sobre todo, no estar cansada ni agobiada? Si eso ocurriera, esa mujer, si lograra eyacular, se liberaría a su vez de la carga de la maternidad, e intentaría vivirla como un regalo, se liberaría de la carga de la pareja, y la viviría como una elección, y la carga doméstica, que la repartiría entre toda la familia. Y si toda la familia pasara de ella, ella, que habría descubierto su propio poder, les mandaría a la mierda? Ni siquiera querría ser madre!! Digamos que esto es una revolución, no? ¡¡Cómo iba la Iglesia y la élite dominante tolerar esto!! (Por algo será que ni la iglesia ni los sátrapas disfrutan de su sexualidad?)


muchisimas gracias a todas por el apoyo y la partecipación!



martes, 7 de abril de 2009

Italia cade a pezzi

Otra sacudida al amanecer.
Las víctimas son 270



Giampaolo Giuliani, un investigador de los laboratorios del Gran Sasso, ha puesto en marcha la alerta, provocando la psicosis: "Habrá un catastrófico terremoto."
Ha sido reprendido por Bertolaso (Director de Protección Civil) y denunciado por alarmista.
texto sacado del artículo:
"GUIDO BERTOLASO - el hombre de la mano de oro"
de Claudio Lanti
http://www.indicius.it/torpore/protezione_incivile.htm
"Hay una inusual personaje emergido de las instituciones en ruina, un señor llamado Guido Bertolaso que se convirtió en el hombre más poderoso en la Península, capaz de poner en línea Ministros y Secretarios, de pretender y de amenazar.
El secreto de su fuerza está en el flujo de dinero que es capaz de gestionar.
Las cifras son imposibles de calcular."

Lo que nos preocupa profundamente es que cuando se aíslan las investigaciones, por parte del Estado, se bloquean les posibilidades (que están en estas) de salvar la vida ...y esto se hace hoy, entre diferentes sectores, en una Italia que se cae a pedazos.